Diritti Tv offerte
Il pallone ufficiale della Serie A Tim invernale (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

La Serie A si è spezzata in due, tra i fondi e diritti tv, in un clima in cui non sono mancate le tensioni. In ballo c’è il futuro dei club, ma anche un bel pezzo di presente. Presidenti e dirigenti all’uscita dall’assemblea di ieri hanno cercato di minimizzare, ma la tensione che ha portato allo scontro fisico tra Campoccia e Preziosi evidenzia anche un momento non facile in Lega. E tutto ruota intorno alla questione fondi, prima ancora che al tema dei diritti tv.

L’operazione con la cordata CVC-Advent-Fsi sembrava, fino a qualche settimana fa, in via di definizione. Mancavano, certo, alcuni punti da definire, ma non sembravano scogli insormontabili. D’altronde, le prospettive sull’asta per i diritti tv erano decisamente negative (si parlava di migliore ipotesi intorno ai 700 milioni annui) e gli 1,7 miliardi garantiti dai private equity facevano gola a molti.

Se non fosse che, nel frattempo, le offerte per i diritti tv si aggirano intorno ai 200 milioni annui in più rispetto a quanto atteso, portando molti club a pensare che, in fondo, non è proprio il caso di cedere così tanto potere ai fondi potendo contare su cifre rilevanti dalle emittenti.

Senza dimenticare che qualche big in odore di Superlega ha fatto anche delle valutazioni sui rischi di uscire dalla Serie A per un eventuale nuovo campionato. “Il tema della responsabilità collettiva o societaria (nella trattativa con i fondi, ndr) deve aver toccato qualcuno, non so perché”, ha spiegato il patron del Torino Urbano Cairo, chiarendo di fatto la situazione.

“Il problema sono anche le garanzie nel momento in cui qualcuno venisse fatto che va a contravvenire gli impegni: se poi questi impegni non li mantieni, è evidente che la responsabilità è personale quindi societaria e non collettiva”. Così si spiega il repentino cambio di schieramento di alcuni club nelle ultime settimane: Juve e Inter su tutte hanno fatto un passo indietro sui fondi, andando ad ampliare il fronte dei contrari di cui fin da subito hanno fatto parte la Lazio di Lotito e il Napoli di De Laurentiis.

Si arriva quindi alla giornata di giovedì. Dopo le presentazioni delle strategie da parte di Sky e Dazn, la richiesta fatta dal presidente di Lega Paolo Dal Pino è stata quella di votare se proseguire con la votazione sulle offerte relative ai diritti tv o rinviare nuovamente la decisione: 10 club volevano procedere subito (Juventus, Milan, Inter, Napoli, Fiorentina, Atalanta, Lazio, Cagliari, Udinese e Verona), mentre le altre 10 (Roma, Torino, Bologna, Sassuolo, Parma, Genoa, Sampdoria, Benevento, Crotone e Spezia) hanno bloccato il voto nella speranza che si possa ancora riaprire la partita con i fondi. In una sorta di ripicca (o ricatto, vocifera qualcuno): non volete tenere aperta la trattativa con i private equity, allora vi blocchiamo anche quella sui diritti tv. Le piccole, in fondo, vorrebbero provare a chiudere sia la partita sui diritti tv che quella coi fondi, per garantirsi una duplice fonte di guadagno soprattutto per chi magari fa avanti e indietro con la Serie B.

Una illusione, più che una speranza, quelli di riaprire l’operazione, lasciano intendere i ben informati. Anche perché il peso tra gli due schieramenti è ben diverso, con la Roma unica tra i top club a guardare ancora ai fondi (secondo indiscrezioni per una posizione più che altro personale dell’ad Fienga, che punterebbe ad un ruolo nella media company visto il cambio di proprietà e la rivoluzione societaria in atto), oltre al fatto che la maggioranza dei componenti della commissione negizionale con fondi al momento chiude le porte alla trattativa (Agnelli, De Laurentiis e Campoccia da una parte, Fienga e Fenucci dall’altra).

E sarebbe difficile anche andare a trattare al rialzo, come vorrebbe ad esempio Cairo alla luce di un aumentato valore della Lega visto le offerte di Sky e Dazn: dopo questo lungo tira e molla, tuttavia i fondi non sembrano molto intenzionati a rivedere le proprie offerte. Tanto che al momento attuale non sono previste nuove assemblee sul tema fondi e che la commissione stessa non si è ancora mai riunita dopo l’assemblea del 4 febbraio scorso.

Uno stallo che potrebbe comunque risolversi a breve: le big potrebbero infatti muoversi con i fondi per spingere a dichiarare definitivamente saltata la trattativa. A quel punto, sembra difficile che il voto per i diritti tv possa slittare ancora a lungo: d’altronde, già nell’assemblea di giovedì, alcune fonti spiegano che l’offerta di Dazn sarebbe stata accettata con una larghissima maggioranza, se non ci fosse stata ancora in ballo l’operazione fondi.