Jack Ma Ant investimenti Cina
Jack Ma, fondatore di Alibaba (Foto Imago/Xinhua/Insidefoto)

Un articolo de The Wall Street Journal, il principale quotidiano economico statunitense, (riportato in Italia dal sito di Milano Finanza) spiega bene quale sia al il rischio connesso a investimenti con controparti cinesi, che sono sempre soggette, come è successo anche a Suning con l’Inter, alle decisioni strategiche del governo di Pechino.

L’articolo dal titolo Da scommessa sicura, Ant Group è diventata una trappola per i grandi investitori racconta infatti il caso di Ant Group, la società fintech controllata dal colosso dell’e-commerce cinese Alibaba che prometteva grandi guadagni per i maggiori investitori della finanza mondiale ma che ora si sta rivelando un boomerang.

Nello specifico, nel 2018, un gruppo esclusivo di società di private equity globali e gestori di fondi comuni, tra cui nomi prestigiosissimi della finanza mondiale come Silver Lake (socio del City Footbal Group che controlla il Manchester City), Warburg Pincus, Carlyle Group e T. Rowe Price Group partecipò a una raccolta fondi da parte di Ant, in cui si raggiunsero i 14 miliardi di dollari. In quanto il gigante della tecnologia finanziaria era considerato come la startup di maggior valore al mondo.

Più di 10 miliardi di dollari sono venuti da investitori internazionali, che hanno comprato azioni in una società di comodo offshore creata da Ant per raccogliere fondi in dollari statunitensi, una mossa che ha limitato la capacità dell’azienda di raccogliere fondi direttamente da investitori stranieri.

Gli investitori globali hanno accettato termini altamente favorevoli ad Ant, i quali hanno limitato la loro capacità di incassare dall’investimento se la società non avesse completato il processo per essere quotata in Borsa, spiega Milano Finanza. Ant non ha neanche fornito una cornice temporale di quotazione o garantito agli investitori un ritorno mentre rimarrà privata.

Lo scorso autunno, mentre Ant si avvicinava al completamento di offerte pubbliche iniziali di blocco a Hong Kong e Shanghai, sulla buona strada per raccogliere più di 34 miliardi di dollari, gli investitori internazionali erano pronti a convertire le loro partecipazioni in azioni Ant quotate a Hong Kong, con un profitto sulla carta superiore all’80%. Le due IPO hanno valutato Ant a più di 300 miliardi di dollari, e gli investitori stranieri sarebbero stati in grado di vendere le loro azioni dopo che la società fosse diventata pubblica.

Ma meno di 48 ore prima del debutto, la Borsa di Shanghai ha annunciato a sorpresa che avrebbe ritirato la quotazione di Ant. Le regolamentazioni del settore sono cambiate improvvisamente, hanno detto i funzionari di Borsa, e la quotazione è stata rimandata. Poco dopo ha fatto lo stesso anche la borsa di Hong Kong.

Le motivazioni di questo cambiamento improvviso sono difficili da comprendere, perché gran parte delle decisioni di alto livello nella politica cinese è presa in maniera riservata e non è resa pubblica. Inoltre, molti media hanno indicato un discorso tenuto da Jack Ma il 24 ottobre a Shanghai come una delle probabili cause: durante il discorso, tenuto durante un forum al quale partecipavano le più importanti personalità politiche ed economiche del paese, Jack Ma ha criticato con parole durissime le regolamentazioni del settore finanziario, dicendo che le autorità hanno una «mentalità da banco dei pegni» che non consente l’innovazione.

Il ritiro della quotazione di Ant è stato un fiasco terribile per l’uomo d’affari e per l’economia cinese, che in Ant aveva un campione nazionale: l’ascesa dell’azienda era considerata come un segnale di forza del settore finanziario, e le sue disgrazie sono state viste all’estero come un sintomo di immaturità del mercato.

La cancellazione dell’accordo ha sbarrato la strada per l’uscita degli investitori internazionali. I termini della raccolta fondi offshore del 2018 di Ant avevano stabilito che se una conversione di azioni non avesse avuto luogo al momento della quotazione di Ant nella Cina continentale o a Hong Kong, la società avrebbe riscattato le azioni degli investitori stranieri. Tale riscatto includerebbe un ritorno annuale composto del 15% dalla data di acquisto.

Tuttavia, questi termini erano specificamente legati al fatto che Ant diventasse una società quotata. Non c’era nessuna scadenza stipulata per quell’evento. Inoltre, l’accordo Ant del 2018 non aveva nemmeno disposizioni anti-diluizione, il che significa che gli investitori potrebbero subire perdite se il valore del business di Ant diminuisse.

Gli investitori globali ora affrontano un percorso difficile e incerto verso la redditività, dato che Ant è stata sottoposta a pesanti pressioni e critiche da parte dei regolatori cinesi, dopo essersi espansa rapidamente e presumibilmente approfittando delle scappatoie normative per generare grandi profitti.

L’azienda infatti si sta ora preparando a rivedere il suo business per rientrare in linea con le normative finanziarie cinesi, un cambiamento che probabilmente farà a pezzi la redditività di Ant. E’ probabile inoltre che la trasformazione di Ant in una società più regolamentata sia anche costosa.

Proprio questa debacle potrebbe far ricredere alcuni investitori internazionali sull’acquisto di partecipazioni in startup cinesi in futuro, anche se altri credono che vi sia ancora un significativo profitto da realizzare nel settore.

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