Gravina salary cap
(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Gravina salary cap – Il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Dal salary cap alla riforma dei campionati, dalla nuova candidatura alla presidenza della Federcalcio all’emergenza Covid, Gravina ha toccato diversi argomenti.

E il presidente parte proprio da cosa lo abbia spinto a ricandidarsi: «Il lavoro fatto sino adesso, che non è finito. Sono un perfezionista e voglio chiudere il cerchio. Però, credetemi, è stata una decisione sofferta. Per fare il presidente della Federazione devo rinunciare a molti lati della mia vita privata, affettiva e lavorativa. È stato così sino adesso e lo sarebbe anche se fossi rieletto».

A proposito di presidenti, per Gravina è sbagliato legare le conferme ai risultati: «Nel 2006 abbiamo vinto il Mondiale e l’unica preoccupazione è stata dove mettere la quarta stella sulla maglia. La vittoria è il risultato di un giorno. Un presidente deve capire come si fa a vincere».

Mondiali che l’Italia spera di riabbracciare nel 2022, anche se il destino di Mancini dopo il Qatar è in dubbio: «Il rapporto con Mancini è ottimo e la condivisione del percorso totale. Ha un contratto solido sino al Qatar e la strada è lunga: c’è un Europeo da giocare, ma anche le finali di Nations e le qualificazioni al Mondiale. Sotto certi aspetti (economici ndr) non siamo in grado di competere con i club. Però abbiamo un valore aggiunto: la maglia azzurra che fa battere il cuore».

Al centro del programma di Gravina c’è la riforma dei campionati: «Non dobbiamo affrontarla solo in termini quantitativi, cioè quante squadre si tagliano e in quale Lega. Serve un intervento strutturale. Il tema non è la A a 20 o 18 (squadre ndr)».

«Il principio vincolante – ha spiegato – deve essere la sostenibilità. Bisogna ridisegnare i principi della mutualità, studiare la flessibilità degli emolumenti e trovare nuove risorse. Il semiprofessionismo può aiutarci a risolvere il problema. E bisogna raffreddare il sistema delle retrocessioni: tre squadre su quattro che scendono in Lega Pro rischiano di sparire. È una rivoluzione necessaria».

Sul tema Superlega, Gravina è chiaro: «Per me non ha senso. Non risolve i problemi economici e ucciderebbe il valore delle competizioni nazionali. E io non lo posso permettere. Capisco i sogni dei club, ma UEFA e soprattutto FIFA sono stati chiari».



Poi, una battuta sull’operazione Serie A-fondi: «Permettetemi di dire che con il presidente Dal Pino c’è un ottimo dialogo. Quello dei fondi è un argomento complesso: si ispirano alla pura finanza, ma al centro deve esserci sempre la valorizzazione del prodotto. Però dopo un anno di approfondimenti sarebbe un peccato mandare tutto all’aria».

In chiusura, qualche spunto per salvare il calcio dalla crisi: «Rispettando i principi dell’economia di mercato e aumentando i controlli. La sostenibilità deve essere il nostro mantra. Certi stipendi tra i calciatori non sono più possibili. Il salary cap penalizzerebbe troppo i nostri club che non sarebbero più competitivi nelle coppe. Io ho previsto una specie di luxury tax stile Nba».

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