Cosimo Sibilia (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)
Cosimo Sibilia (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Sibilia elezioni FIGC – Cosimo Sibilia sfiderà Gabriele Gravina per la presidenza della Federcalcio nelle elezioni che si terranno il prossimo 22 febbraio. Ieri sera, nell’ultimo giorno utile, l’attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti ha depositato la propria candidatura per partecipare alla corsa per la carica di nuovo presidente della FIGC.

I punti principali del programma di Sibilia sono due: in primis la riforma dei campionati, punto fondamentale e su cui punta moltissimo il candidato alla presidenza federale; in secondo luogo la lotta contro l’abolizione del vincolo sportivo, ritenuto fondamentale per la sopravvivenza delle società dilettantistiche.

Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, per potersi candidare l’attuale numero dei dilettanti, ha dovuto ottenere da regolamento almeno la metà più uno dei voti di una componente. Chiaramente a dare l’appoggio al 61enne avellinese è stata la Lnd, unica a non aver dato il proprio appoggio a Gravina.

Al computo delle firme mancherebbero però quelle di una parte dei delegati di Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Sibilia può però contare sull’appoggio di Lotito, patron di Lazio e Salernitana, unici club di A e B a non firmare per Gravina insieme  al Benevento.

Sibilia elezioni FIGC – La ripartizione dei voti

Come detto Gravina ha già dalla sua Lega di Serie A, Lega di Serie B, Lega Pro, AIC e AIAC, quindi per Sibilia non sarà per niente facile.

Di seguito la ripartizione dei voti:

  • La Serie A ha 20 delegati, e il voto di ciascuno ne vale 3,09 per una somma complessiva del 12 per cento del totale.
  • Serie B, 22 delegati (1,17 a voto – 5%)
  • Lega Pro, 60 delegati (1,46 a voto – 17%)
  • LND, 90 delegati (1,95 a voto – 34%)
  • AIC (calciatori), 52 delegati (1,98 a voto – 20%)
  • AIAC (allenatori), 26 delegati (1,98 a voto – 10%)
  • AIA (arbitri), 9 delegati (1,15 a voto – 2%).

Sarà eletto presidente al primo turno chi ottiene tre quarti dei voti, al secondo chi ne ha due terzi, al terzo scrutinio basta la maggioranza assoluta dei voti.