Berlusconi conti Mediaset
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«Un anno terribile. La tragedia della prima ondata, poi la seconda con persone care, collaboratori, dipendenti, la famiglia, toccati da vicinissimo. Il virus ci ha costretti a una vita diversa, ma ci ha anche confermato che quello che stavamo facendo tra informazione e intrattenimento diventava sempre più centrale per le persone».

Così Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset, ha iniziato una lunga intervista al Corriere della Sera. «Quando vedi, come abbiamo visto, che ad aprile la pubblicità realizza un calo record sopra il 50% e che nei primi sei mesi il crollo è del 24%, capisci che è inutile pensare ai risultati a breve».

«Che la via d’uscita è guardare al futuro, difendere l’azienda, difendere l’occupazione: pensare a quello che si potrà fare dopo, perché il 2020 è un anno che hai voglia solo di cancellare. E invece – ha aggiunto – succede che reagisci così fortemente che con la tua spinta il motore non solo non si blocca, ma il grande lavoro che hai fatto in primavera con revisione dei costi e riprogrammazione si è trasformato in un’opportunità».

Ancora sull’attività dell’azienda: «Dopo i primi mesi dell’anno pensavamo di poter solo limitare le perdite. Ci siamo mossi alla velocità della luce: con decisione e orgoglio tutta la nostra azienda ha capito il momento eccezionale. E ora potremmo chiudere l’anno addirittura con un utile importante, forse sorprendente. Abbiamo migliorato di oltre 260 milioni di euro le previsioni del budget costi del Gruppo. La posizione finanziaria netta consolidata migliorerà di circa 200 milioni di euro nonostante i nuovi importanti investimenti come quello che abbiamo fatto nella tv tedesca Prosiebensat».

Il tutto, nonostante la presenza di nuovi attori come Nerflix: «Sì certo, ma loro non raccolgono pubblicità, hanno un modello di business diverso da quello di noi editori classici. Li vediamo come complementari. Con la loro offerta toglieranno certamente un po’ di tempo di attenzione ai giornali, alle tv e ai libri… Ma la tv generalista serve piatti caldi da consumare in diretta. Loro sono una dispensa con prodotti preconfezionati sempre disponibili, noi viviamo del qui e adesso. Il problema enorme invece sono i “mostri del web”».

Il riferimento è a «Facebook, Google e altri social che sfuggono a qualsiasi controllo fiscale e di trasparenza. Raccolgono pubblicità a tappeto ma non rendono pubblici i loro dati, danneggiano tutti i media. Vorremmo solo che fossero uguali a noi, o noi uguali a loro: stessi diritti ma anche stessi doveri. Perché dal punto di vista industriale non li temiamo. La tv ha riconquistato soprattutto nell’emergenza quel ruolo di credibilità e autorevolezza che è caratteristica dei veri editori. Offriamo un servizio di pubblica utilità».

Poi, una battuta sulle strategie future: «Vogliamo costruire il polo paneuropeo della tv gratuita. E sono orgoglioso che sarà un’azienda italiana a farlo. Serve un player di dimensioni sufficienti per rimanere in partita con i giganti americani: da solo, nessuno in Europa ce la farà. E se Vivendi non ci avesse bloccato, avremmo già realizzato la fusione con la Spagna e inserito anche la partecipazione in ProsiebenSat1. O forse saremmo già al livello successivo di integrazione internazionale. Ma la cosa certa è che non vogliamo e non possiamo più perdere tempo».

Infine, un commento sulla possibilità di accordi con altri player, tra cui Discovery: «Nomi in questa fase non se ne fanno. Ci hanno contattato tv da altri Stati europei e anche un grande player dagli Stati Uniti. Ma finché non si supera l’ostracismo dei francesi è complicato agire. Una cosa però è certa: quest’anno abbiamo dimostrato che anche nelle situazioni più difficili Mediaset è in grado di reagire, andare avanti e portare risultati. Oggi in Italia e Spagna. Domani in Europa».