Spadafora aiuti Serie A
Vincenzo Spadafora (Photo by RICCARDO ANTIMIANI/POOL/AFP via Getty Images)

Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora è intervenuto nella giornata di ieri ai microfoni di 90° minuto, in onda su Rai Due. «Sono d’accordo con l’emendamento proposto dal Pd, l’ultima cosa che vorrei sarebbe vedere la guerra tra i settori dello sport», ha esordito il ministro.

«Il mio obiettivo è aiutare tutto lo sport. All’inizio mi sono impegnato soprattutto per aiutare lo sport di base, con milioni di persone che non possono più praticare sport e realtà danneggiate. Non per questo non dobbiamo sostenere il calcio», ha aggiunto.

«Il calcio è lo sport che determina le maggiori entrate fiscali che noi poi distribuiamo a tutte le altre discipline. E’ giusto aiutarlo. Anche la Serie A è giusto che sia aiutata ma è necessario anche che si riorganizzi. Dal Pino ha avviato già il percorso di rinnovamento, mi auguro che possa continuare», ha detto ancora Spadafora.

Poi, una battuta sul salary cap ai calciatori: «Non so se metterlo o meno sia una cosa buona, ma di certo in questo momento storico, e non solo per l’emergenza sanitaria, sentire la contrapposizione tra un mondo del calcio che chiede aiuto perché non ce la fa e degli stipendi che sono al di sopra della realtà e delle possibilità stesse delle Società mi sembra sicuramente contraddittorio».

«Sicuramente una forma che contemperi questo problema io la vedrei, anche come cittadino e tifoso. Bisognerebbe prendere da esempio gli altri paesi in cui la Serie A sostiene e aiuta anche le altre serie minori. Credo che Gravina molte cose le stia già facendo, ma è nell’autonomia sacrosanta del mondo dello sport quella di rivedere gli schemi dei campionati. Anche noi, forse, dovremo invitare in modo stringente a rivedere tutto il sistema e ad aiutare tutte le altre serie minori a parte la Serie A», ha aggiunto.

Infine, su Malagò: «Ho grande rispetto per il presidente del Coni, il mio compito non è creare conflitti. Ha ragione a dire che i nostri rapporti sono istituzionali, non siamo amici a prescindere, ma questo mi aiuta nei confronti del mondo dello sport, dal quale sono sempre stato considerato un estraneo».

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