(Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

La sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso di Sky contro lo stop all’esclusiva sul web, potrà modificare ulteriormente il modo in cui seguiremo il calcio in Italia nei prossimi anni. La decisione, resa nota ieri e legata all’acquisizione di R2 (gli asset industriali dell’ex Mediaset Premium), porrà dei paletti non di poco conto per la piattaforma di Comcast, con particolari effetti anche sui diritti tv della Serie A.

Partiamo dal fotografare la situazione attuale. Dal 2018 e fino alla conclusione del campionato in corso, la Serie A si vede su Sky e Dazn: 266 partite su Sky, le altre 114 su Dazn. Diritti tv che, nell’estate 2018, la Lega aveva messo in vendita seguendo lo schema per prodotto e non per piattaforma: significa che chi ha acquistato i diritti tv per un singolo pacchetto, ha la possibilità di trasmetterli in contemporanea su diverse piattaforme, ad esempio sul satellite, sul digitale terrestre e sul web tramite una OTT. La strategia, in tal senso, seguita appunto da Sky, che oggi trasmette su queste tre diverse piattaforme (sul web con NowTv) le sue 266 gare in esclusiva.

La sentenza del Consiglio di Stato, tuttavia, vieterà a Sky di ottenere diritti tv in esclusiva su internet. Una decisione che ha scatenato l’ira della pay tv: «Questa decisione limita inevitabilmente lo spazio di azione dell’azienda e rischia di acuire ulteriormente gli svantaggi e le penalizzazioni già subite da Sky, rispetto agli operatori internet che beneficiano di evidenti asimmetrie normative e fiscali e di economia di scala straordinarie».

La sentenza infatti non permetterà di replicare l’attuale situazione in Serie A anche nel prossimo triennio 2021/24, seppur solo per internet: Sky potrebbe infatti continuare a trasmettere le sue 266 gare su satellite e digitale terrestre, mentre sul web le gare su NowTv dovranno essere obbligatoriamente trasmesse anche da un’altra piattaforma, senza alcuna esclusiva.

Una situazione che quindi ripercorrerebbe quella già vissuta ai tempi di Sky e Mediaset Premium, quantomeno in termini di esclusiva: le due emittenti infatti trasmettevano per larga parte le stesse partite. E se per l’abbonato a NowTv potrebbe cambiare poco (in fondo vedeva prima e vedrebbe comunque dopo le stesse partite), molto potrebbe cambiare per i progetti futuri di Sky.

Molto dipenderà anche da come verranno strutturati i pacchetti per la prossima asta dei diritti tv della Lega Serie A, ovverosia se saranno venduti per prodotto (come nell’ultima asta per il 2018/21) o se per piattaforma (quindi un pacchetto per il satellite, uno per il digitale, uno per il web ecc).

Guardandola dalla prospettiva di Sky la decisione del Consiglio di Stato non può quindi che essere negativa, mentre dalla prospettiva della Lega Serie A può avere una duplice accezione: da un lato infatti il venir meno dell’esclusiva sul web per Sky potrebbe portare ad offerte al ribasso di quello che è stato il maggior contribuente della Serie A dai tempi di Tele+, dall’altra potrebbe aprire le porte a diverse altre piattaforme disposte magari ad investire cifre non esagerate per poter aggiungere le Serie A alle proprie offerte. 

Pensiamo ad esempio a piattaforme come Amazon o Tim, che potrebbero testare l’interesse dei propri abbonati offrendo anche la Serie A, seppur con partite non in esclusiva. Il tutto a meno che qualche altra OTT (come potrebbe essere Dazn) non vada all-in, nel caso in cui il bando lo permetta, acquistando in esclusiva tutti i diritti tv della Serie A sul web.

 

Una suddivisione dei diritti già vista durante l’asta per i diritti tv della Champions League 2021/24, in cui Sky con la spada di Damocle della sentenza del Consiglio di Stato in arrivo, non si era potuta muovere per acquisire tutti i pacchetti, aprendo le porte anche allo sbarco di Amazon in Italia.

Un calcio sempre meno in esclusiva, con le stesse partite su più piattaforme. Una situazione che sembra così ideale per la creazione del famigerato canale di Lega: un prodotto unico, su più piattaforme possibili.