Gianni Infantino e Jurgen Klopp (Photo by GIUSEPPE CACACE/AFP via Getty Images)

L’avvocato Pierfilippo Capello, partner dello studio legale Osborne Clarke e specializzato nelle tematiche di diritto sportivo, ha commentato per Calcio e Finanza le nuove norme approvate in settimana dalla Football Stakeholders Commission della Fifa riguardo il ruolo e lo status giuridico degli allenatori di calcio.

L’intervento dell’avvocato Capello:

Il 18 novembre lo Stakeholders Committee della FIFA ha approvato all’unanimità il “new FIFA regulatory framework”, che sarà portato davanti al Council della FIFA il prossimo dicembre. Se come sembra probabile il Council approverà il documento, la FIFA avrà finalmente rimediato a un vuoto normativo e regolatorio che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente.

Fino a oggi, infatti, la figura professionale del “coach”, era priva di una proprio qualificazione e tutela giuridico – sportiva: basti pensare che i riferimenti normativi per l’attività dei coach si trovano nei regolamenti intitolati espressamente alla tutela dei “player”.

A quanto è dato sapere, il framework conterrà, oltre a una definizione del ruolo e dei compiti dei coach, alcune indicazioni sugli elementi essenziali dei contratti internazionali dei coach e chiarimenti in merito alla giurisdizione FIFA in caso di conflitto, e indicazioni sulle modalità di enforcement delle eventuali decisioni prese dagli organi di giustizia della Federazione Internazionale.

La decisione della FIFA di creare un framework regolatorio specifico per i coach è un primo passo nella direzione di riforme sul ruolo degli allenatori a livello internazionale che sono diventate sempre più di attualità negli ultimi anni.

Alcuni degli stakeholders FIFA, istituzionali e non, hanno spesso evidenziato come l’assenza di sistema formale di “mercato” per i coach sia quantomeno anacronistica: infatti la circostanza che un coach, per quanto alto sia il suo compenso, sia solo un puro costo per la società, mentre un calciatore con lo stesso emolumento sia inserito a bilancio come un asset, crea una grave disparità sia dal punto di vista economico-finanziario sia da quello legale quando un club deve decidere quale coach assumere.

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Pierfilippo Capello

Allo stesso modo, la FIFA sembrerebbe aprire, anche se solo parzialmente, alle figure che assistono i coach, cioè i componenti dello “staff” che, anche senza svolgere una vera e propria attività “tecnica” sono comunque ormai indispensabili per il tecnico e per il club (per esempio, ricordiamo che già ai mondiali di Russia la FIFA per la prima volta riservò un settore dello stadio ai match analysts delle nazionali e, riconoscendo l’importanza del loro lavoro, permise un contatto diretto tra l’analyst e la panchina durante le partite),

L’importanza del nuovo framework normativo riguarda certamente i grandi coach, per i quali è ormai prassi concludere contratti con club e federazioni in paesi diversi da quelli di origine; ma soprattutto porterà una maggiore e necessaria tutela a favore dei tanti allenatori e tecnici, anche italiani, che accettano di trasferirsi all’estero per portare la loro competenza in accademie, settori giovanili e federazioni che scelgono questa via per far crescere il loro calcio.