Calcio protocollo Covid
(Photo by Getty Images/Getty Images for Lega Serie B)

Casasco nuovo protocollo Serie A – Maurizio Casasco, presidente della Federazione medico sportiva italiana è convinto che il mondo del cacio sull’emergenza Covid non stia al passo con il resto dell’Italia ed è pronto a attuare un piano che tuteli il campionato. Il numero uno della Fmsi ha le idee chiare: «E le vado ripetendo da tempo – sottolinea -, ma adesso è il momento di passare dalle parole ai fatti».

E quali sono i fatti? Casasco spiega: «Nel mondo del calcio in questo momento c’è molta confusione. Al Consiglio di Lega (in programma oggi, ndr) proporrò un nuovo protocollo riservato alla Serie A. Qualcosa che avrà come base quello di Cts e Figc, perché Gravina ha fatto un ottimo lavoro, ma andrà oltre, in modo più stringente. Ne ho già parlato con il presidente Dal Pino e siamo allineati sul bisogno di cambiare il sistema del massimo campionato, che ha necessità e possibilità diverse rispetto agli altri. Del resto se lo Stato ha fatto Dpcm sempre più stringenti, lo deve fare anche il calcio, che vive nella società. Non possiamo non accorgerci di essere nel bel mezzo di una pandemia».

Andando nel dettaglio, ecco quali sono le modifiche che il Professore vorrebbe introdurre: «In un mondo professionistico come questo non si può andare avanti con il “fai da te”, servono un metodo, un sistema e un protocollo su base scientifica e unitaria. Prendete la Uefa: sta facendo cose assolutamente normali che noi come Fmsi avevamo suggerito da tempo. Ora occorre procedere. Ci deve essere un sistema centrale e uniforme, con un unico metodo di controlli fatti in un solo laboratorio qualificato per tutti i club di A e con le stesse procedure di analisi»

«Dunque medesima attenzione al prelievo, che va fatto correttamente per non rischiare falsi negativi, e col tracciamento della cellularità; devono essere processate, attraverso reagenti autorizzati, le stesse sequenze genetiche, come ha fatto la Uefa ma anche ad esempio la Lombardia; sono necessari la conservazione e il trasporto corretto dei campioni, come nell’antidoping; il laboratorio unico deve poi comunicare tempestivamente i risultati non solo ai club, ma anche alla Lega, garantendo la trasparenza. Sarebbe opportuno infine che anche gli enti sanitari locali, che per legge vanno coinvolti, si informino e si uniformino».

Casasco propone poi delle variazioni del protocollo anche per quanto riguarda la gestione della squadra: «Come avevo già detto, quando una squadra di Serie A trova un positivo gli altri non devono andare in “isolamento fiduciario presso una struttura concordata” come per l’attuale protocollo Figc, ma in un’unica struttura concordata, tutti insieme, in un albergo o un centro sportivo, non a casa propria, perché i contatti con la famiglia mettono a rischio tutti. Unici spostamenti consentiti quelli per il campo di allenamento e gli stadi. Una mezza bolla insomma».

«Inoltre servono tamponi antigenici, per capirci quelli rapidi che tra l’altro costano pochissimo, da fare ogni due giorni nello spogliatoio dal medico del club: anche quelli uniformati e autorizzati. Mentre il molecolare va fatto 24 ore prima del match e non 48, in modo da arrivare più a ridosso possibile dell’incontro. Anche lì tutti i risultati vanno comunicati anche alla Lega».

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