Roma Scalera direttore generale
Il logo della Roma (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Perchè alla Roma conviene uscire dalla Borsa – Potrebbe andare in archivio tra qualche giorno l’esperienza della Roma in Borsa. Dopo aver acquistato da James Pallotta il pacchetto di maggioranza del club giallorosso, il gruppo Friedkin ha infatti lanciato l’offerta pubblica di acquisto (OPA) della quota flottante in mano ai piccoli investitori.

Chi sceglierà di vendere le azioni al veicolo societario Romulus and Remus Investments (al prezzo OPA di 0,1165 euro) potrà farlo entro venerdì. A questa operazione potrebbe poi seguire il delisting, cioè la sospensione definitiva della quotazione in Borsa, con l’uscita del titolo dal listino.

Le azioni non sarebbero più scambiate sul mercato di Piazza Affari e il club resterebbe una SpA, con azioni scambiabili solo tramite transazioni private. A Friedkin serve almeno il 95% delle azioni per chiedere il delisting, che potrebbe arrivare però anche a una soglia più bassa.

Un flottante adeguato consente infatti scambi sufficienti a garantire trasparenza nella formazione dei prezzi giornalieri e rende difficile la manipolazione del mercato con manovre speculative. Se Borsa Italiana riterrà che questo requisito sia venuto a mancare potrebbe disporre ugualmente il delisting.

Alessandro Giudice, già collaboratore di Calcio e Finanza, spiega sul Corriere dello Sport che la scelta della proprietà pare logica e non si ravvisano motivazioni per sostenere l’opportunità di una quotazione in un momento della vita del club come quello attuale.

Friedkin ha acquistato un club con un evidente squilibrio tra costi e ricavi e patrimonio netto in negativo da anni. In questo momento appare illogico rivolgersi al mercato per condividere uno sforzo economico che andrà sostenuto, perché il mercato tende a richiedere ritorni economici che nessuno può prospettare.

Al contrario, un azionista di controllo può decidere di mettere in atto piani strategici per portare il valore nel club a remunerare nel tempo il capitale investito. Dunque, un azionista dovrà preventivare aumenti di capitale che andrebbero a diluire il valore della sua quota o prepararsi a nuovi esborsi.

Inoltre, non vanno dimenticati i vincoli legati a una quotazione in Borsa, che possono condizionare la riorganizzazione finanziaria e industriale:

  • Informativa obbligatoria al mercato;
  • Trasparenza;
  • Costi per mantenere strutture di controllo

D’altra parte, è anche comprensibile il punto di vista degli azionisti, che vogliono evitare di liquidare un investimento in perdita. Le azioni furono collocate a 5,5 euro in un’operazione che valutava il club 247 milioni (valore già dimezzato dopo un mese).

Ai prezzi di Borsa attuali la Roma vale 95 milioni e nel frattempo gli azionisti hanno dovuto mettere più volte mano al portafoglio. La perdita di valore – spiega Giudice – è totale per una società che non è riuscita a incrementare i ricavi, mantenendo costi di gestione altissimi.