Galliani fondi Serie A
Adriano Galliani (Insidefoto.com)

L’amministratore delegato del Monza, Adriano Galliani, è intervenuto durante un’intervista a SportLab, l’evento digitale dedicato al futuro dell’industria dello sport per i 75 anni di Tuttosport e Corriere dello Sport-Stadio.

Galliani ha parlato del Monza, ma anche del Milan, ripercorrendo i passi che lo hanno portato in rossonero. Qui è rimasto dal 1986 al 2017, quando la società è stata ceduta all’imprenditore cinese Li Yonghong. Poi il ritorno in brianza, sempre con Berlusconi, e la promozione in B con il Monza, con l’obiettivo di arrivare in A.

«Intanto non voglio commentare le scelte perché quando una persona se ne va dal club deve diventare un tifoso. Mi sembra sia stata allestita una squadra competitiva, il mio sogno è vedere nel 2021/22 il Milan in Champions League e il Monza in Serie A», ha esordito l’ad.

Ancora sul Milan: «Complimenti a pioli perché ha azzeccato la formula giusta, è passato al 4-2-3-1 e ha messo i giocatori nella loro posizione naturale facendoli rendere al massimo della loro possibilità. Ovvio che se hai Van Basten o Ibra puoi fare delle cose, se ne hai altri puoi fare meno».

Galliani è tornato anche sulla possibilità di vedere Ibra al Monza: «Noi giochiamo, è ovvio ed evidente che malgrado Berlusconi ci abbia messo a disposizione un certo budget l’ingaggio di Ibra fosse leggermente fuori portata (ride ndr)».

Poi, l’ad dei brianzoli parla delle prospettive del calcio alla luce dell’emergenza Coronavirus: «Scenario molto complesso come per tutti i settori economici. Il calcio ha una contrazione dei ricavi importantissima, derivante da assenza di ricavi da stadio e da un calo delle sponsorizzazioni. La pubblicità diminuisce di più del PIL quando il PIL scende e cresce più del PIL quando il PIL sale».

In chiusura, un chiarimento sulla questione dell’ingresso dei fondi in Serie A: «Ho il timore che i diritti televisivi nei prossimi anni possano diminuire. A proposito, qualcuno mi dipinge come contrario all’ingresso dei fondi, assolutamente no. Io sono favorevolissimo, mi preoccupa solo la distribuzione del denaro. Voglio che chi andrà in A tra tre, quattro o cinque anni abbia le stesse risorse di chi c’è ora».