Stop sport giovanile
Photo Andrea Staccioli Insidefoto

La decisione di bloccare lo sport dilettantistico ed in particolare quello giovanile ha scatenato una bufera di polemiche. Troppe persone, soprattutto bambini, sono rimasti senza sport. Maurizio Casasco, presidente della Federazione dei Medici Sportivi, Umberto Calcagno, presidente dell’AIC, e il senatore Claudio Barbaro, presidente di Asi (Associazioni Sportive e Sociali Italiane), si sono fatti portavoce della protesta di genitori, appassionati e della rabbia di tutto il mondo sportivo.

Casasco ieri si è scagliato con durezza contro il Cts: «È assolutamente non condivisibile e addirittura assurdo che l’Italia, su indicazione di parte del Comitato tecnico scientifico, probabilmente non conoscendo l’organizzazione sportiva, sia salita sul podio dell’assurdo per aver bloccato esclusivamente tutta l’attività giovanile nello sport. Scuola e Sport giovanile devono essere allineati! Abbiamo inventato il lockdown dello sport giovanile! Non esiste un dato epidemiologico, non esiste un dato scientifico, non esiste alcuna logica per fermare i giovani sportivi e permetterlo agli adulti; semmai per paradosso poteva essere l’inverso».

«Esiste una dichiarazione del Direttore Generale dell’ OMS Ghebreyeesus a proposito delle “preoccupazioni per l’impatto della pandemia su adolescenti e giovani e per gli effetti indiretti quali depressioni ed ansia maggiori dello stesso virus” – prosegue Casasco -. Aumenterà l’obesità infantile (già l’Italia è al secondo posto in Europa) e patologie correlate, e lasceremo i giovani ai giochi elettronici o liberi in strada e nei parchi anziché in strutture che seguono i protocolli condivisi».

Umberto Calcagno, numero uno dell’Assocalciatori, intervenuto a Radio Punto Nuovo, ha detto la sua sulla decisione di bloccare lo sport giovanile: «C’è il dispiacere di non aver rilevato il valore ludico dello sport. Abbiamo un forte grado di abbandono in fase adolescenziale dello sport, ad oggi non si possono fare partitelle, non si possono divertire i nostri ragazzi a causa dell’ attuale Dpcm. La preoccupazione per la salute di tutte le persone che fanno sport è grande. Spero venga utilizzato ancora buon senso e che si possa tornare alla normalità quanto prima, ma dipende dai numeri».

«Il protocollo? Va applicato. La curva epidemiologica sta aumentando ed il protocollo va meticolosamente osservato per ogni norma comportamentale. Sappiamo che chi pensa di avere certezze in una situazione del genere si sbaglia, dobbiamo essere pronti ad adattarci. Il protocollo non è immodificabile: tutti noi siamo pronti a recepire nuove norme da parte del Cts o dalle autorità competenti. Il fatto di essere così tanto controllati sta preservando il nostro mondo rispetto a quanto ci accade intorno».

A surriscaldare ulteriormente la situazione c’è il tema palestre, piscine e centri sportivi. Ne ha parlato il senatore Claudio Barbaro, che sottolinea: «Il mondo delle palestre, delle piscine e dei circoli sportivi, già duramente provato dal periodo di lockdown, ha investito pesantemente su sanificazioni e infrastrutture, per adeguare i propri centri alle linee guida dettate da un governo che, ora, si rimangia la parola minacciando nuove e più gravose chiusure. Quanto annunciato da Conte domenica scorsa ha già paralizzato accessi e abbonamenti, in un mese considerato cardine per l’ intera stagione che segna la ripresa dell’ attività sportiva al chiuso».

«Lo sport viene trattato nel Dpcm come attività non essenziale quando questa, invece, produce oltre a importanti economie anche benessere e salute: gli stessi dati dell’Oms indicano che ogni euro investito nell’attività fisica si traduce in un risparmio di 4 euro per il SSN. Rammentiamo al presidente del Consiglio Conte, che lo sport è la soluzione e non il problema e lo invitiamo a scusarsi per un’ uscita teatrale e pericolosa, anche per quel milione di addetti che rischiano di perdere il lavoro.
Per decreto e non certo per il Covid. Associare il rischio di contagio a palestre, piscine e centri sportivi, equivale a porre in atto un clima di terrorismo psicologico che il mondo dello sport non è più in grado di sopportare. Un mondo che minaccia di scendere in piazza a far valere non solo le proprie ragioni ma quelle dei venti milioni di italiani che fanno attività fisica in Italia».