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(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Krause presentazione Parma – Dopo Roma, Milan e Fiorentina, anche il Parma veste americano. E’ ufficiale l’acquisizione del club emiliano da parte di Kyle Krause, amministratore delegato del Gruppo Krause, che ha completato oggi l’iter per rilevare la società.

L’imprenditore ha rilasciato un’intervista esclusiva a Reuters, dove ha commentato il passaggio di consegne e parlato degli obiettivi futuri: «Capisco che non diventeremo la Juventus entro gennaio. Vedo alcuni presidenti nel calcio italiano, e in tutto il mondo, diventare impazienti abbastanza rapidamente e penso che sia sbagliato per tutto lo staff».

«Lo considero un investimento a lungo termine, una passione a lungo termine. Per me, possedere il Parma non significa avere successo in poco tempo. Non serve andare così indietro nel tempo per trovare gente conosce il Parma in tutto il mondo, e quella storia può darci qualcosa a cui aspirare», ha aggiunto Krause a proposito della popolarità dei ducali.

Krause vuole che la società punti sui giovani giocatori: «Vediamo la crescita dei giocatori come una parte importante di ciò che facciamo. Abbiamo un eccellente settore giovanile dal punto di vista delle infrastrutture e l’opportunità per noi di crescere e sviluppare talenti e farli giocare nella prima squadra deve essere la priorità uno».

Anche l’ammodernamento dello stadio Tardini è nei piani di Krause, nonostante altri club stiano lottando con la burocrazia: «Penso che possiamo superare questi ostacoli. Penso che se si guarda al punto di vista del governo italiano, hanno recentemente cambiato la legge rendendo più facile lo sviluppo degli impianti».

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Krause plaude al modello Atalanta, e chiude con una battuta sul futuro: «Giocare in Europa sarebbe fantastico, ma non è qualcosa che faremo in uno o due anni. I club della nostra dimensione possono avere successo. C’è un vantaggio naturale che i club più grandi hanno in Serie A, dalla fanbase intrinseca alla distribuzione dei ricavi, ma per noi questo è un fatto di tipo generazionale. Potremo arrivarci? La risposta è sì».