sabatini dimissioni suning inter
Walter Sabatini (foto Insidefoto.com)

Walter Sabatini, coordinatore dell’area tecnica del Bologna, ha rilasciato una lunga intervista a Repubblica durante la quale ha parlato del mondo del calcio, dal mercato alla riapertura degli stadi.

E a proposito della mancanza di pubblico, il dirigente rossoblù ha spiegato: «È subbuteo. Calcioballilla. Una tristezza infinita. Ho sempre lavorato per la gioia della gente, quando ho provocato dolore o mortificazione sono stato male. Senza il godimento del pubblico, è solo una perversione».

Per Sabatini non è calcio, «è un altro sport. I giocatori hanno meno stimoli, i tempi di reazione sono diversi. Manca anche quell’oooh del pubblico che ti avverte quando sta arrivando un avversario a fregarti il pallone».

Cambia anche il mercato, che senza soldi è «depresso. Si fanno solo scambi per le plusvalenze. Qualche grande operazione ci sarà, Milik, Dzeko o Suarez, ma la fascia intermedia non esiste. Due colpi straordinari li ho visti: McKennie alla Juventus e Miranchuk all’Atalanta».

Sabatini torna poi al passato, e alla sfortunata esperienza con l’Inter: «Dovevo aspettare, ho avuto fretta. Avevo pensato a un network internazionale che con un mercato parallelo potesse sostenere quello dell’Inter. Poi il premier cinese ha declassato il calcio e ho perso fervore. Ci ho rimesso la salute ad andare una settimana al mese in Cina, con quelle soste di sette ore all’aeroporto di Hong Kong a fumare in uno scantinato a -10 gradi».

Poi uno sguardo al calcio italiano, e al fatto che su sette ex Serie A in finale di Champions solo uno fosse in campo: «Siamo un calcio migratorio. I soldi sono altrove, duole dirlo, e noi rimaniamo a un livello più basso. Poi significa anche che abbiamo poca pazienza. Un giovane lo bruciamo al primo passaggio sbagliato. Il problema dei giovani non è se son troppo giovani, ma se son scarsi».

Sabatini chiude parlando della spesa del calcio in commissioni ai procuratori: «Colpa dei presidenti che pensano di fare calcio direttamente con gli agenti, pur bravi ma sempre venditori, depotenziando i direttori sportivi».