Stipendi eSports Italia
FIFA eWorld Cup Grand Final (Photo DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP via Getty Images)

Stipendi eSports in Italia – I tradizionali operatori dello sport stanno sempre più puntando alla industry dei giochi sportivi elettronici (eSports) per diversificare le proprie attività. Nel calcio, ad esempio, sono sempre più numerosi i club militanti anche nella massima serie nazionale di calcio che hanno allestito un proprio teamdedicato al calcio virtuale (eSoccer) con cui sono pronti a competere anche nella prossima eSERIE A.

Allo stato attuale, tuttavia, gli eSports sono deregolamentati e non risultano riconosciuti quale vera e propria disciplina sportiva. Ne consegue una situazione di incertezza sulla natura giuridica del rapporto tra gamer e il team, con i relativi risvolti fiscali.

Stipendi eSports – I redditi dei gamers

Il rapporto tra il team e il gamer non pare equiparabile giuridicamente a quello che lega i club calcistici tradizionali e i calciatori professionisti, per i quali trova invece applicazione l’art. 3, comma 1, della Legge n. 91/1981 – riservato a soggetti che esercitano la propria attività nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e in un settore dichiarato professionistico dalla federazione di appartenenza – secondo cui “La prestazione a titolo oneroso dell’atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato” e, dunque, la remunerazione dell’atleta costituisce reddito di lavoro dipendente exart. 49 del T.U.I.R..

Del pari non sembrano applicabili le previsioni specifiche per gli atleti dilettanti, intendendosi per tali tutti coloro i quali non svolgono una attività sportiva professionistica exLegge n. 91/1981 ma, in ogni caso, praticano una delle discipline sportive riconosciute come tali dal CONI, e per i quali, invece, in linea generale i relativi redditi sono ricompresi tra quelli diversi di cui all’art. 67 comma 1, lett. m) del T.U.I.R..

Sicché, in assenza di una regolamentazione specifica, in funzione del fatto che l’attività sia resa per professione abituale (ancorché non esclusiva) senza vincolo di subordinazione, ovvero alle dipendenze e sotto la direzione di un altro soggetto (i.e., il team di appartenenza), i compensi contrattualmente previsti per le prestazioni dei gamers potrebbero ricadere, alternativamente, nelle categorie del lavoro autonomo (di cui all’art. 53 del T.U.I.R.) ovvero – è forse il caso dell’eSoccer – del lavoro dipendente di cui all’art. 49 del T.U.I.R.

Stipendi eSports – Lo sfruttamento dei diritti di immagine

La deregulation incide altresì sulla corretta qualificazione fiscale da riservare ai compensi che i gamers, soprattutto quelli di maggior successo, possono ritrarre dallo sfruttamento economico dell’immagine, nelle diverse forme oggi configurabili, quali, ad esempio, le sponsorizzazioni e l’endorsement.

Ed infatti, mentre nel caso di cessione diretta al teamdel diritto di sfruttamento economico dell’immagine i compensi percepiti dal gamerdovrebbero essere riconducibili al rapporto di lavoro (dipendente o autonomo) instaurato con il teammedesimo, negli altri casi la qualificazione del reddito non è così lineare, potendo gli stessi ricadere, in linea di principio nella categoria dei redditi di lavoro autonomo di cui all’art. 53, comma 1 del T.U.I.R., ovvero in quella dei redditi diversi, e in particolar modo tra “i redditi derivanti … dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere”, ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. l) del T.U.I.R..

Articolo a cura di Stefano Massarotto e Massimiliano Altomare (Studio Legale Tributario Facchini Rossi Michelutti)