Processi Eni-Nigeria, chiesti 8 anni per Scaroni

Il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione per corruzione internazionale nei confronti dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del…

Enel Scaroni schiaffo mercato

Il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione per corruzione internazionale nei confronti dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del suo predecessore Paolo Scaroni (oggi anche presidente del Milan), come riporta Radiocor. La richiesta è arrivata nel processo al tribunale di Milano per una presunta maxi corruzione internazionale in Nigeria per ottenere i diritti di esplorazione e sfruttamento del blocco petrolifero Opl-245 nel Paese africano.

Tra le richieste di condanna avanzate dal pm, la più alta è quella a 10 anni di reclusione per Dan Etete, ex ministro del Petrolio della Nigeria fino al 1998, e poi titolare di fatto della società Malabu, che si era vista assegnare la licenza per Opl-245. Secondo l’accusa, Etete sarebbe stato il “tramite principale, se non unico, dei soldi arrivati ai politici nigeriani”, frutto della presunta tangente che sarebbe stata pagata da Eni e Shell. A Etete, il pm ha chiesto di non riconoscere le attenuanti generiche.

Per Malcolm Brinded, all’epoca dei fatti presidente di Shell Foundation, è stata chiesta una condanna a 7 anni e 4 mesi di reclusione. Per i tre ex dirigenti della società petrolifera olandese, Peter Robinson, Guy Colgate e John Coplestone, la richiesta è di una condanna a 6 anni e 8 mesi ciascuno. Per quanto riguarda gli allora manager Eni, per Roberto Casula, ex capo divisione esplorazioni, la richiesta è di una condanna a 7 anni e 4 mesi, mentre per Vincenzo Armanna, ex vicepresidente del gruppo in Nigeria, e Ciro Antonio Pagano, all’epoca dei fatti managing director di Nae, società del gruppo Eni, la richiesta è di 6 anni e 8 mesi.

Per Vincenzo Armanna il pm ha riconosciuto il contributo dato al processo anche se è stato definito un contributo “con imperfezioni”. Per i presunti intermediari, Luigi Bisignani, Gianfranco Falcioni e il russo Ednan Agaev, la richiesta è di 6 anni e 8 mesi per Bisignani e a 6 anni ciascuno per Falcioni e Agaev. Per Bisignani, il pm ha chiesto di non riconoscere le attenuanti generici. In virtù delle norme sulla corruzione internazionale non sono imputabili in Italia i pubblici ufficiali stranieri. Il pm ha chiesto anche la confisca dell’equivalente in euro di 1,092 miliardi di dollari nei confronti di tutti gli imputati, pari alla presunta tangente versata da Eni e Shell a politici nigeriani attraverso Dan Etete.