Stirpe casi positivi Coronavirus nascosti
Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Il via dei campionati anche in Italia è ormai vicino, ma sono diversi gli aspetti del protocollo che non convincono del tutto gli addetti ai lavori, a partire dalla necessità di una quarantena di squadra se dovessero esserci dei casi positivi. Questo, inevitabilmente, renderebbe impossibile portare a termine il programma prestabilito. Su questo aspetto ha voluto così esprimersi senza mezzi termini il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, a Radio Punto Nuovo: “Se qualche società nascondesse un positivo, per buttarlo in mezzo nel momento preferito, ci troveremmo con una banda di delinquenti. A questo punto non possono nulla Malagò o Gravina, serve la magistratura”. Il riferimento è proprio alla  possibilità che i club professionistici possano non dichiarare la positività di alcuni tesserati, per non incorrere nella quarantena.

Il giudizio del patron ciociaro non ammette condizionamenti: “Juve e Inter? Bisognerebbe chiedere a loro perché votare a favore. Evidentemente in questa vicenda altre situazioni entrano in gioco e, magari per fare qualche dispetto a qualcuno, hanno ritenuto di appoggiare la posizione – ha aggiunto -. Lotito? Mi pare si sia astenuto, perché membro del Consiglio federale, evitando di prendere una posizione netta. Dichiarazioni di Lotito contro il Frosinone? I tempi cambiano e anche le posizioni. Penso che la sua sia determinata soprattutto dal fatto che è membro del Consiglio. Poco tutelato come presidente di B? È un problema di rilevanza che viene data ai cadetti dal sistema. Siamo abituati ad avere scarsa considerazione, ma in questa situazione mi sento tutelato da Figc e Gravina. In Consiglio federale è tutto sbilanciato: se partiamo dalle risorse, le squadre di B ne ricevono solo il 6%, in Germania il 20%, oltre a un paracadute per l’emergenza. Qui c’è un sistema in cui il più forte tende a sbranare il più debole. In caso di delibera approvata mi tutelerei dal punto di vista giuridico, credo ci sarebbero ampi spazi per farlo. Poi abbandonerei il calcio“.

Si potrebbe quindi sfruttare questo periodo per modificare le norme che ancora non convincono del tutto: “L’assemblea di A deve assumere delibere coerenti con norme federali e Coni – spiega Stirpe -. Per neutralizzare la situazione andrebbe attuata una regola: in caso di ripartenza del campionato, si recuperano le partite per far sì che tutte le squadre ne abbiano disputato lo stesso numero in caso di interruzione; va presa in considerazione l’ultima giocata. Non sono contrario all’algoritmo ma, se qualcuno volesse promuovere meccanismi più semplici, potrebbe essere questo. Cairo? Il Torino fa parte del nostro sistema, non condivido la sua posizione, ma la rispetto”.

Anche il numero delle squadre che compongono ogni campionato potrebbe essere rivalutato: “Una B a due gironi? In tempi non sospetti dissi che il mondo prof. non può assorbire più di 72 squadre. In questo momento il calcio non può assorbirne più di 50, non ci sono risorse per le infrastrutture. Come distribuire le risorse è un compito che non mi compete, ma bisogna interrogarsi sulla direzione che il movimento sta prendendo e che ci fa peggiorare” – ha concluso.