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Palloni su un campo di calcio (Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto)

“Fischio d’inizio, riparte il campionato. L’epilogo migliore per un settore, quello del calcio, che rappresenta un asset importante per l’economia del Paese e per tutto lo sport. Noi ci siamo battuti perché il calcio ricominciasse in sicurezza e seguendo i protocolli del Comitato tecnico-scientifico. Piaccia o meno, va tenuto ben in mente che il calcio professionistico è un’industria e come tale va trattata. Un’industria che genera spettacolo e intrattenimento dando lavoro a oltre 120mila persone, un asset fondamentale a livello sportivo, economico e sociale. Inoltre, la chiusura del campionato avrebbe provocato un disastro economico e sociale: ecco perché ci siamo spesi per una ripresa in sicurezza”. Lo scrivono i deputati del Movimento 5 Stelle – Felice Mariani, Nicola Provenza, Manuel Tuzi e Simone Valente – in un post pubblicato sul Blog delle stelle.

“In ballo non c’è soltanto il destino di qualche star del pallone, ma c’è la salvaguardia dell’intero sistema sportivo: bisogna evitare il fallimento delle società, siano esse quotate in borsa o dilettantistiche, conservando il più possibile i posti di lavoro. E non parliamo dei calciatori che guadagnano milioni di euro (tema sul quale si potrebbe aprire un dibattito infinito) ma, appunto, delle migliaia di lavoratori e collaboratori delle società e del loro indotto, gente che non si può permettere di non ricevere lo stipendio per 4 o 5 mesi”.

“Le spese per i tamponi e i test sierologici a cui saranno costantemente sottoposti i calciatori sono a carico delle società sportive. Nulla verrà tolto ai cittadini italiani. Con la riapertura del campionato abbiamo evitato che si generasse un effetto a valanga che avrebbe travolto tutte le società dilettantistiche. Ci preme ribadire un concetto basilare: lo sport professionistico (in questo caso calcio professionistico) e sport dilettantistico (quello chiamato “di base”) non sono antagonisti, non possono esserlo. Demonizzare l’uno in favore dell’altro significa non aver conoscenza del settore o non esser onesti intellettualmente”, aggiungono.