“Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio” ….

Niente di più vero di questa citazione di Albert Camus, ma il significato di felicità può essere soggettivo. Oggi come oggi saremmo entusiasti  se potessimo solo varcare i cancelli  e dl nostro stadio sentirne  l’odore dell’ erba. Torneremo allo stadio, certamente, ma come?

La crisi derivante dalla pandemia Covid-19 ha colpito molti settori economici, ma in particolare quello dell’entertainment ad alta concentrazione di pubblico. Tra questi il calcio, trovandolo nel bel mezzo di un  guado strategico estremamente critico per la ricerca di una sostenibilità economica di sistema, per le riforme da tempo auspicate e ancora inattuate, il sempiterno problema dei diritti televisivi e ultimo, ma non meno importante, il tema degli stadi e della loro gestione. Concentrando per un momento l’attenzione  su quest’ultimo aspetto, sarebbe facile argomentare su porte chiuse, mancati incassi e via dicendo.

Lo sappiamo, così come sappiamo però che il problema è molto più antico. Alcuni hanno deciso di risolverlo con un nuovo progetto, come Milan, Inter, Roma ed altre, ma passeranno ancora anni prima che la loro nuova casa possa diventare operativa.

Quindi per tutti si pone il problema di riprogettare un nuovo inizio  nella struttura attuale e cogliere in modo proattivo l’occasione per  ripartire, e ripartire bene, con una nuova strategia, avendo a disposizione un terreno fertile e solidale per immaginare e realizzare nuovi modelli, compatibili e sostenibili, per il calcio che verrà.

Lo stadio dovrebbe avere quattro dimensioni strettamente interagenti:  sociale, ambientale, fisica ed economica. E’ evidente che questo concetto supera la natura architettonica per divenire  campo di professionalità, competenze e creatività trasversali a discipline diverse ma integrate.

La pandemia ci costringe inoltre a considerare un ulteriore fattore che abbraccia le quattro dimensioni: la tutela sanitaria. E’ solo attraverso le risposte al mix di questi elementi che uno stadio riuscirà ad esplicare, in modo efficiente, il proprio potenziale anche nei momenti di crisi.

Gli impianti sportivi dei nostri giorni devono rispondere ad una serie di criteri sempre più stringenti e discriminanti che ne possono sancirne o meno la sostenibilità. Tra questi i più importanti sono la flessibilità della  struttura, la capacità di interagire con diversi target e  diventare un  “luogo” sul territorio e non già una macchina energivora, rumorosa e scomoda.

A volte i cambiamenti sono voluti, altre volte sono  resi necessari da fattori incontrollabili. Il Covid 19, con le ricadute che questa pandemia ha sui comportamenti sociali, sul distanziamento interpersonale, sui modi di fruire e via dicendo è un esempio di come la ricerca di una nuova  flessibilità  funzionale sia fondamentale non già per  essere più competitivi, ma semplicemente per essere in grado di competere.

La necessità di adattarsi ai cambiamenti

Il primo aspetto da considerare, al di là delle disposizioni normative e amministrative concernenti il contenimento della diffusione del virus, è strettamente legato alla necessità  d’essere sempre in grado di rispondere al cambiamento dell’approccio e della modalità di gestione e fruizione del tempo libero delle persone.

In passato questo veniva generalmente riempito con abitudini ecumeniche, ovvero con atteggiamenti atti a esprimere e trovare conferma del proprio status sociale.

La gestione del tempo libero, sebbene frutto di scelta non condizionata, era quindi prevalentemente passiva. Il cinema,  la partita allo stadio , la gita domenicale, e così via rientravano  nella categoria delle ritualità sociali, a cui aderire secondo modalità di partecipazione e fruizione codificata e abitudinaria, giocata su un palinsesto deciso da altri.

Lo sviluppo socio-culturale del primo decennio del duemila ha profondamente ridefinito tali schemi. Infatti oggi si ricercano emozioni più intense, gratificanti, proattive e personalizzate, in un arricchimento di esperienze uniche e non più riti da ripetere, con la ricerca di valori e intensità e con l’utilizzo di strumenti multimediali anche per le attività più semplici.

Oggi non si consuma passivamente, si partecipa e si ricerca un’esperienza; non si acquista un prodotto, bensì un servizio che necessita di un’interazione il più possibile personalizzata; oggi non si guarda semplicemente una partita, si commenta, si fotografa, si partecipa, si consuma.

Dentro questo ecosistema il Covid-19 ha sparigliato ulteriormente le carte in gioco. Bisogna quindi valutare opzioni sostenibili nell’immediato ma che siano nel contempo la base per il futuro. E in tutto questo il digitale diventa protagonista assoluto.

Le opportunità offerte dal digitale

Il digitale non è solo tecnologia, è un nuovo modo di concepire la strategia. Ci spinge a essere più dinamici, efficienti e competitivi.

Piaccia o non piaccia il futuro sarà sempre più così e interesserà tutti gli aspetti del nostro modo di essere. E’ quindi necessario dotarsi di processi fluidi, interattivi e trasformabili, che si adattino a nuovi contesti. Bisogna imparare a fare scelte in grado di correggere in corsa gli obiettivi.

Il set up dello stadio deve quindi essere ripensato nella traccia di questo percorso: la soluzione post pandemica, alla riapertura al pubblico non può limitarsi al semplice “meno posti“, mascherine e disinfettanti per i bagni. Si devono introdurre modifiche strategiche cogliendo l’occasione per dare, nei limiti della fisicità della struttura esistente, una nuova configurazione e nuovi servizi che intercettino e soddisfino i bisogni relativi all’esperienza stadio per tutti gli stakeholders.

I bisogni cui dare delle risposte

Ma quali sono questi bisogni? Sono molti e diversificati e il più importante sarebbe quello di vincere giocando bene ogni partita e anche in questo lo stadio ha la sua importanza. Però ve ne sono altri, con priorità diverse di caso in caso, ma che sostanzialmente possono essere così classificati:

Funzionali, che sono necessari per un approccio positivo all’esperienza ma che valgono in ogni circostanza, a prescindere:

  • connessione
  • mobilità
  • facilità d’ accesso
  • comodità
  • semplificazione
  • integrazione
  • sicurezza
  • organizzazione ed efficienza

Esperenziali, che esaltano e rendono più piacevole appunto  l’esperienza stadio e sono alla base per l’engagement e la fidelizzazione del cliente:

  • gratificazione personale
  • attrattività
  • estetica
  • varietà
  • appartenenza
  • qualità del servizio
  • gioia e divertimento
  • appagamento
  • attività sensoriale

Sanitarinati per la  necessità di contenere la diffusione di agenti  patogeni, che saranno prioritari nei prossimi mesi:

  • tutela della salute
  • gestione della pressione e dell’ ansia
  • distanziamento
  • igiene

Le risposte a queste esigenze sono molteplici, dipendono, come già detto, da caso a caso, ma tutte devono essere valutate con un esercizio di sostenibilità costi/benefici e di possibilità d’ investimento che non è naturalmente uguale per tutti. Inoltre sono correlate.

Infatti se prendiamo ad esempio l’ opzione di ingresso con biglietto elettronico, senza barriere, con totem per il riconoscimento facciale e la misurazione a distanza della temperatura soddisfa la sicurezza, la mobilità, l’efficienza, la tutela della salute, la gestione dell’ ansia e la qualità del servizio.

Un tabellone interattivo e una fan wall interfacciata con una applicazione su smartphone, crea una positività per il senso di appartenenza, ma serve anche per ragioni di sicurezza, diventa un elemento di divertimento, appaga il bisogno di sentirsi connessi  e via dicendo.

Così il digitale può ridisegnare le interazioni tra club, tifosi e sponsor

Infine una nuova strategia a matrice digitale porta un parallelo ridisegno delle interazioni nella filiera club -tifosi – sponsor. Cambiano i contenuti, cambiano i modi di comunicarli, si raccontano, paradossalmente anche a causa del Covid-19, nuove storie.

I supporti tradizionali della comunicazione risultano, nella nuova era della convergenza multimediale, meno efficaci. E’ quindi interesse del club stesso interagire maggiormente con gli sponsor per la creazione di un rapporto condiviso attraverso una relazione più profonda con i fan gestita con le nuove tecnologie.

Si pensi al 5G, alla convergenza multimediale, alla maggior  disponibilità e qualità di dati e via dicendo. Con una struttura più smart è possibile un nuovo storytelling, attraverso la creazione di una più ampia serie di contenuti e infine si realizzano nuove iniziative, ognuna delle quali può proporre diritti di titolazione, o comunque di sharing comunicativo: il tabellone, la copertura wifi, l’app stadio e tutti gli elementi IOT per il parking, food at seat e così via.

In buona sostanza uno stadio più smart accresce la sicurezza, l’engagement e la fidelizzazione, diventa protagonista di una nuova immagine del calcio, focalizza e rafforza  le opportunità per lo sponsor e molto altro. In due parole: crea valore.