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L’infortunio di Zlatan Ibrahimovic non è considerato pura casualità. Il campione svedese durante il lockdown si è allenato in patria con l’Hammarby, ma riprendere le sedute collettive ad alta intensità era un rischio più o meno calcolato. Lo aveva anticipato il CT Mancini nei giorni scorsi: “Ci sarà qualche infortunio di troppo all’inizio”, mentre in un rapporto interno del Barcellona si legge: «Durante il primo mese si rischiano 5-10 infortuni», come riporta il Corriere della Sera.

A supporto di questa teoria dalla Germania arriva un ulteriore studio del dottor Joel Mason, ricercatore australiano dell’Istituto di scienze dello sport dell’ università di Jena, i cui dati non sono confortanti: nella prima giornata il rischio di infortuni (sono 12 quelli che si sono verificati prima e durante i match) è aumentato del 266%, dallo 0,27 allo 0,88 a partita. Dopo la seconda giornata, tra vecchi e nuovi acciacchi ci sono 65 giocatori fermi ai box, in media più di tre a squadra.

«E questo nonostante i tedeschi abbiano saggiamente scelto di far trascorrere una settimana tra la prima e la seconda partita” sottolinea Ermanno Rampinini, responsabile del laboratorio di valutazione funzionale del centro Mapei, che ha collaborato negli anni con Sassuolo e Juventus, Marsiglia e Monaco. “Siamo di fronte a una combinazione di fattori nuovi per tutti: un lungo periodo de-allenante, con una fase costrittiva senza precedenti, una preparazione breve e uno sforzo intenso e prolungato, con partite ogni tre giorni. Senza dimenticare il caldo».

Giocare con il caldo può essere un problema, come lo è stato per la Nazionale nel Mondiale del 2014 in Brasile.  L’ex centrocampista Claudio Marchisio all’epoca aveva parlato di una «sensazione quasi di allucinazioni». Un sintomo confermato da Pietro Trabucchi, docente dell’ università di Verona, già psicologo delle Nazionali di sci di fondo e di Ultramarathon e autore di diversi manuali sulla resilienza: “Se non si ascoltano i segnali che dà il corpo e si ha uno stress cronico, può accadere che il cervello in carenza metabolica non riesca a governare la percezione visiva. Il caldo aumenta anche il rischio di infortuni, perché agisce sul sistema nervoso centrale. Refrigerare i vasi principali, come quelli del collo, è la prima cosa da fare».

L’introduzione della possibilità di effettuare 5 sostituzioni potrebbe essere un aiuto per i calciatori: «Se si giocano 60′ invece che 90′ – spiega Rampinini – il dispendio non è inferiore di un terzo, ma quasi della metà. E poter cambiare 5 giocatori è fondamentale. Si giocherà tutto su equilibri sottili tra il rischio di rompere i giocatori adesso per carichi eccessivi e quello di portarli poco allenati al momento delle partite. La differenza la faranno le motivazioni: chi ne ha di più, farà meno fatica».