Palestra (Photo by Guido De Bortoli/Getty Images)

“Per un rilancio dell’attività fisica e un sostegno alle imprese chiediamo al governo che intervenga subito per ridurre l’Iva al 4% sull’acquisto di abbigliamento e articoli sportivi fino al 30 luglio e poi sui costi di fruizione degli impianti e delle palestre, per rilanciare immediatamente i consumi interni”. È l’appello alle istituzioni lanciato da Assosport (Associazione nazionale tra i produttori di articoli sportivi che raggruppa 130 aziende e 350 brand del comparto) per far ripartire il comparto che risente della crisi causa pandemia.

“Veniamo da 3 mesi di inattività sia delle nostre aziende sia della pratica sportiva dei cittadini italiani – dice il presidente di Assosport Federico De Ponti -. Produzione e mercato fermi hanno messo in ginocchio anche il comparto dell’attrezzo, della calzatura e dell’abbigliamento sportivi”.

“Centinaia di migliaia di lavoratori in Italia, per un fatturato aggregato pari a 13 miliardi di euro che, in assenza di un rilancio adeguato, rischia di lasciare senza lavoro migliaia di addetti e di mandare in fumo il 20% del volume d’affari”. Tra le richieste l’estensione del bonus affitti “anche alle piccole e medie imprese con fatturato superiore ai 5 milioni di euro, ora ingiustamente escluse”.

“Ad essere in pericolo – aggiunge De Ponti – è mezzo milione di lavoratori del settore terziario ed industriale. Siamo convinti che dallo sport possa arrivare un forte impulso alla ripartenza economica del Paese e a quella psicologica degli italiani, ma va aiutato”.

Come riporta il Sole 24 Ore, il mondo dello sportsystem italiano fa i conti con il post lockdown e, senza un rilancio adeguato, rischia di bruciare 2,6 miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro. Il settore rappresentato da Assosport  ha stimato nel 2020 (dati Cerved, prima dell’emergenza Covid-19) un fatturato aggregato di 13 miliardi di euro. Nel 2018, il fatturato era costituito per il 55% dall’abbigliamento, per il 27% dal settore articoli sportivi, e per il rimanente 18% dalle calzature. Il rischio, senza misure adeguate, è quindi quello di mandare in fumo il 20% del volume d’affari.

“Se non viene garantita la continuità aziendale a tutte quelle realtà che sono la linfa del tessuto economico del nostro Paese, il rischio è che si inneschi un effetto domino con fallimenti a catena. Siamo convinti che dallo sport possa arrivare un forte impulso alla ripartenza economica del Paese e a quella psicologica degli italiani, ma va aiutato”.

“Prima dell’emergenza Covid 19 – conclude De Ponti -, l’export delle nostre aziende rappresentava una quota sempre maggiore del loro fatturato, addirittura oltre l’82% nel comparto della calzatura sportiva. Abbiamo chiuso il 2019 da secondo Paese esportatore d’Europa di articoli sportivi, vendendo soprattutto negli Usa, Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera”.