E’ notizia di ieri che la Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia ha stabilito che lo stadio Giuseppe Meazza si può abbattere, perché non presenta alcun «interesse culturale».

In particolare, secondo la Soprintendenza lo stadio non va tutelato perché «trattasi, allo stato attuale, di un manufatto architettonico in cui le persistenza dello stadio originario del 1925-’26 e dell’ampliamento del 1937-’39 risultano del tutto residuali rispetto ai successivi interventi di adeguamento realizzati nella seconda metà del Novecento e pertanto non sottoposti alle disposizioni» di tutela del patrimonio.

Superato il vincolo architettonico, restano ora due ostacoli sulla strada verso il nuovo stadio di Milan e Inter: l’accordo con la giunta sulle volumetrie del progetto edilizio annesso al nuovo impianto e il voto favorevole del Consiglio comunale sul piano urbanistico finale.

I dirigenti delle squadre – scrive Il Corriere della Sera – incontreranno settimana prossima i comitati per il No, nel tentativo di far ricredere anche i più scettici sull’opportunità di un progetto non solo sportivo ma di riqualificazione di un intero quartiere.

Inter e Milan hanno già nel portafoglio 90 mila mq di spazi commerciali, ne vorrebbero altrettanti ma sanno già che difficilmente saranno loro concessi.

In ogni caso, l’iter sarà comunque lungo e accidentato. Il nuovo studio di fattibilità dovrebbe arrivare entro l’estate, mentre a settembre ci dovrà essere l’approvazione in giunta in vista poi del progetto definitivo che dovrà ricevere il sì della Regione, prima del voto del Consiglio comunale.

La fase esecutiva prevede la scelta finale del progetto tra i due in ballo – Populous o Manica/Sportium –, conclusione dell’iter entro 12 mesi, costruzione in altri 36 mesi e l’obiettivo di aprire i battenti nel 2024 se non ci saranno intoppi.

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