Marco Fassone, ex amministratore delegato del Milan (Insidefoto.com)

Lunga intervista di Marco Fassone, che ai microfoni di Calciomercato.com ha ripercorso le tappe della sua carriera da dirigente e le ultime vicende al Milan. «Il presidente De Laurentiis è stato il primo a credere in me come dirigente che si occupasse anche della parte sportiva», ha raccontato.

Dal Napoli diversi club di vertice, ultimo il Milan, dove però l’avventura non si è chiusa nel migliore dei modi: «La mia opinione è che avremmo potuto evitare di finire davanti ad un giudice per arrivare ad un accordo. In tanti anni mi sono trovato nelle condizioni di licenziare dei dipendenti, ma ho sempre preferito evitare il tribunale. Sarebbe stato opportuno anche questa volta».

«Al Milan il progetto era triennale – ha proseguito Fassone –, con l’obiettivo di conquistare da subito il terzo o quarto posto. Nel primo anno abbiamo fatto una campagna dispendiosa per rafforzare la squadra in ogni reparto. Il secondo ci sarebbe servito per correggere il tiro laddove ci fosse stata la necessità. Il terzo per integrare la rosa».

Il primo anno la campagna acquisti fu ingente: «Con il senno di poi sarebbe stato meglio fare qualche acquisto in meno e dare un po’ di qualità in più». E a proposito dei milioni spesi senza riuscire a conquistare la qualificazione in Champions, Fassone dice: «Per la verità ne realizzammo anche 60 vendendo dei giocatori che non erano esattamente dei gioielli della squadra».

Sul perché Yonghong Li abbia abbandonato, l’ex a.d. spiega: «Perchè si rese conto che non era in grado di saldare il rimborso del debito con Elliott che scadeva ad ottobre. Eravamo in primavera e la sua ricerca di soci fu vana. Allora a luglio non pagò una rata da 32 milioni e il Milan andò a Eliott».

Fassone parla anche di Inter, dove ricorda di essere arrivato per aiutare Moratti a vendere: «Io dovevo occuparmi di supportare il presidente nell’attività di vendita. Eravamo nel 2013. Thohir entrò con il 70 per cento delle quote, il resto lo conservò Moratti».

L’esperienza maggiormente positiva fu tuttavia Napoli: «Due stagioni bellissime. Sostituii Pierpaolo Marino, allenatore Walter Mazzarri. Il primo anno giocammo l’Europa League e approdanmmo in Champions League, il secondo vincemmo la Coppa Italia, un trofeo dopo venticinque anni di attesa».

Oggi Fassone fa il consulente, ma spera «per poco tempo ancora. Guardo all’estero anche se molte situazioni, causa Coronavirus, mi sembrano cristallizzate. Aspetto l’occasione propizia, ma deve venire da un campionato qualificato. Altrimenti ascolto, ringrazio, ma declino».