Paul Singer, fondatore e ceo di Elliott Management, (Foto: imagoeconomica/Valeriano Di Domenico)

E’ notizia dei giorni scorsi che il fondo Elliott abbia deciso di azzerare i diritti di voto in Telecom – a 0,265% – con la partecipazione nella società telefonica italiana scesa al 5,127%.

Una mossa che, stando a fonti vicine al fondo statunitense, non modificherà l’impegno di Elliott sul fronte Telecom. La spiegazione è che in questo modo la posizione è meglio finanziata e che i diritti di voto, passata l’assemblea, non servono, ma che potranno essere recuperati all’occorrenza sull’ intera quota del 5,127%.

Come spiega Il Sole 24 Ore, resta comunque il fatto che anche il fondo di Paul Singer – come è successo agli altri che si sono avvicinati a Telecom – ha chiuso la partita in perdita, pur mantenendo un’esposizione economica, su poco più della metà dell’investimento precedente, nella speranza di recuperare qualcosa.

In Italia Elliott, che gestisce capitali altrui, si è ritrovato in portafoglio scommesse di difficile smobilizzo in questo contesto: il Milan, l’hotel Bauer a Venezia, e il Credito fondiario che si occupa di gestione degli npl. L’unico titolo “liquido” era Telecom. La considerazione che hanno fatto a New York è che ormai quello che poteva essere fatto è stato fatto.

Tuttavia, fonti vicine al fondo assicurano che Elliott non si disimpegnerà dall’Italia e, anzi, nell’arco di un paio di mesi, non sono da escludere nuovi investimenti controcorrente, con potenziale di rialzo importante.