Elliott proprietario del Milan
Paul Singer, fondatore e ceo di Elliott Management, (Foto: imagoeconomica/Valeriano Di Domenico)

Elliott azzera i diritti di voto in Telecom. Il fondo attivista Usa ha comunicato alla Consob che la partecipazione nella società telefonica italiana è scesa al 5,127%, di cui però solo lo 0,265% ancora dotata di diritti di voto.

Il restante 4,862%, come scrive il Sole 24 Ore, è una posizione lunga costruita con strumenti derivati che le note identificano come JPM cash settlement swap con scadenza 30 maggio 2023.

Fonti vicine al fondo di Paul Singer hanno spiegato al quotidiano che quello che viene definito un “aggiustamento tecnico” – il passaggio da cash a swap – non modificherà l’ impegno di Elliott sul fronte Telecom. La spiegazione è che in questo modo la posizione è meglio finanziata, che i diritti di voto, passata l’assemblea, non servono, ma che potranno essere recuperati all’ occorrenza sull’ intera quota del 5,127%.

Il fondo Elliott, cui fa capo il controllo del Milan, aveva già limato la sua quota in Telecom, che in passato aveva sfiorato il 10%, a metà marzo, scendendo appena sotto il 7%.

Una mossa motivata da esigenze di ribilanciamento del portafoglio, e che comunque era stata calibrata per non compromettere la posizione del fondo che fa capo a Paul Singer in assemblea.

Passata l’ assemblea, che si è svolta una settimana fa a porte chiuse e senza riservare sorprese, è arrivato lo smobilizzo pressoché integrale che – a quanto è stato possibile ricostruire – ha colto di sorpresa il resto dell’azionariato e non solo.

Nessun commento nell’immediato è arrivato da Vivendi, che pur avendo conservato la quota di maggioranza relativa del 23,94% del capitale ordinario, è in minoranza nel board con cinque amministratori su 15 e nessuna carica sociale. E nessun commento neanche da Cdp, che pur avendo quasi il 10%, non è nemmeno rappresentata in consiglio.