Centri fitness e salute Coronavirus
(Photo by Hagen Hopkins/Getty Images)

Il coronavirus sta avendo un impatto a livello economico che avrà un riscontro nel prossimo futuro e uno dei settori maggiormente colpiti è quello dei centri sportivi. I circa 100.000 centri che coinvolgono circa 20 milioni di cittadini e uno di lavoratori in tutta Italia sono allo stremo e vicini al collasso, date anche le scarse informazioni e prospettive per una riapertura, rimandata almeno di un ulteriore mese. Se il settore più in sofferenza è quello delle piscine, visti i costi fissi, non è che palestre e centri fitness godano di buona salute, come sottolineato da La Gazzetta dello Sport.

L’Anif, l’associazione nazionale impianti sport e fitness, palestre, piscine e campi sportivi, presente in Confindustria, cura da 25 anni gli interessi di categoria. “La perdita complessiva – sostiene Giampaolo Duregon, presidente dal 2002 – è stimabile in tre miliardi. Ogni impianto quest’anno fatturerà in media il 50-60% in meno del 2019. E le spese aumenteranno del 20-25%. Rialzarsi, per molti, sarà difficile”.

Per quanto riguarda la ricerca di aiuto: “Già da tempo siamo in contatto col ministro delle Finanze per procedere a un adeguamento delle normative di settore, dal primo decreto di marzo e in fasi successive abbiamo presentato una quindicina di emendamenti. Cassa integrazione, ammortizzatori sociali, accesso al credito, sospensione dei mutui, sussidi, recuperi del credito d’ imposta, procrastinazione dei contratti d’ affitto, voucher per chi già ha pagato le quote di iscrizione. Abbiamo partecipato alla stesura dei protocolli per la riapertura. Ma è il Covid-19 a dettar legge: l’auspicio, come preannunciato dal ministro Spadafora, è che dal 1° giugno le attività possano ricominciare. E quelle dei centri sportivi all’aperto magari anche prima».

Sul tema è intervenuto anche Luca Valotta, presidente e d.g. per l’Italia e per l’Europa di Virgin Active, azienda leader nel settore che conta 171.000 clienti attivi divisi tra 38 strutture da Torino a Catania, 1100 dipendenti diretti e 2500 trainer e collaboratori: «Abbiamo due priorità: quando e come. Ma se la prima, in quanto a riapertura non ci compete direttamente, la seconda sì. E in questo senso la ripartenza dovrà avvenire in assoluta sicurezza. Con linee guida chiare e precise. Dal distanziamento sociale in giù. Servirà anche un cambio di abitudini. Per esempio non potremo più avere picchi di affluenza tra le 18 e le 20 come è sempre avvenuto. Modificheremo gli orari, a seconda di zone e regioni anticipando certe aperture anche alle 5 e posticipando alcune chiusure fino alle 24. La tecnologia ci aiuterà: la nostra app indicherà capienze e flussi, servirà a gestire entrate contingentate, uscite e sanificazione».

Infine ha detto la sua Cesare Salgaro, fondatore ed editore del bimestrale Fitness Italia: «In Italia – sottolinea  – di 8700 palestre, 7500 sono associazioni sportive dilettantistiche. Il problema maggiore, oggi, sono gli affitti. Ammesso che in giugno si riapra, luglio e agosto sono tradizionalmente mesi di magra. Vuol dire che la metà degli impianti rischia seriamente di non riaprire. E non dimentichiamo che lo stop riguarda anche le aziende che vendono macchinari e servizi».