L'impatto del Coronavirus sulla Lega Pro
L'impatto del Coronavirus sulla Lega Pro

L’impatto del Coronavirus sulla Lega Pro – In questi mesi concitati, nei quali il dibattito pubblico sul futuro della Serie A è stato feroce e continuo, sia tra gli appassionati che tra i protagonisti del settore, si è colpevolmente sottovalutato quello che potrà essere l’impatto della pandemia sulla Lega Pro.

E proprio la terza categoria professionistica italiana, ultima per rilevanza mediatica, ma prima per presenza sul territorio con le sue sessanta squadre, rischia di essere la più colpita dai tanti mesi di stop forzato subiti in stagione.

Ma perché il campionato di Serie C è così fragile e bisognoso di tutele e sostegno?

Ovviamente la base della discussione è legata ai ricavi, che sono infinitamente inferiori rispetto a quelli della Serie A (a dispetto dei costi di gestione che restano molto alti), sia per quanto riguarda i diritti televisivi, che per introiti commerciali e da botteghino.

Lega Pro Coronavirus
I numeri della Lega Pro (fonte: Report Calcio 2019)

Le parole di Adriano Galliani in questo senso sono esemplificative: ”La Serie C non ha ricavi, perde 120 milioni all’anno che i presidenti devono coprire con investimenti propri”.

Ecco perché il Coronavirus può davvero minare le fondamenta di un sistema che dipende in modo viscerale dal sostegno dei suoi presidenti e, per esteso, delle aziende di proprietà di questi ultimi, che stanno vivendo un momento di fortissima recessione a causa della pandemia.

In questo senso trovano conferma le invocazioni d’aiuto del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, che si è più volte esposto per richiedere sostegno da parte delle istituzioni governative verso i club (cassa integrazione) e per manifestare tutta la propria preoccupazione rispetto alla tenuta complessiva del sistema, che rischia di implodere nei prossimi mesi.

Gli interrogativi sul futuro della Serie C sono quindi molteplici, a partire dal rischio fallimento per i club più fragili, fino ad arrivare al possibile taglio dei lavoratori nei club e al calciomercato, che verrà presumibilmente stravolto dal Covid-19.

Tutti interrogativi e questioni che abbiamo posto ad alcuni esponenti dei club di Serie C, ovvero i protagonisti silenziosi di una lotta troppo spesso dimenticata

In particolare, l’analisi è stata focalizzata su club che hanno raggiunto la categoria solo in tempi recenti e che, quindi, soffriranno in misura ancora più rilevante gli effetti della pandemia, non potendo contare su risorse particolarmente rilevanti come accade in realtà più solide finanziariamente (ad esempio il Monza di Berlusconi).

L’impatto del Coronavirus sulla Lega Pro: l’opinione di Virtus Verona e Sicula Leonzio

L’analisi è partita da nord, dove il caso più esemplificativo è quello della Virtus Verona (terzo club per importanza della città dopo Hellas e Chievo), e si è chiusa nel profondo sud, con l’esempio offerto dalla Sicula Leonzio, iscritta al più difficile dei Gironi della Lega Pro.

In questo senso Filippo Marra, Direttore di Gestione della Virtus Verona e Davide Mignemi, Direttore sportivo della Sicula Leonzio, concordano su quelli che sono i rischi più concreti in vista della prossima stagione.

«Se non cambia nulla, in Lega Pro rischiano l’80% delle squadre.
Mi riferisco ai regolamenti, alla sostenibilità e credo che alle attuali condizioni siano pochissime le società che possono continuare. Noi andiamo incontro ad una stagione dove avremo ricavi tendenti a zero perché i contributi della Melandri, gli sponsor e i ricavi da stadio diminuiranno. La crisi colpirà anche tutta la parte economica che fino ad ora sosteneva piccole società del campionato» afferma Marra.

«La prospettiva è quelle di tante società che a fine anno non riusciranno ad iscriversi al campionato seguente: il calcio è una costola delle attività dei vari presidenti e quindi se le loro imprese non lavorano a cascata anche l’aspetto calcistico va a decadere», concorda il direttore sportivo della Sicula Leonzio, che proprio nel momento di interruzione del campionato stava vivendo un’eccellente periodo di forma.

Lunghe ombre, quindi, si allungano sul futuro della Serie C, che eccezion fatta per poche mosche bianche che possono contare su una solidità economica ‘fuori categoria’, si stanno trovando a fare i conti con una situazione estremamente complicata che difficilmente potrebbe essere risolta dalla reintroduzione della C2, come paventato da alcuni addetti ai lavori.

Queste le parole di Matteo Sassano, Presidente della Roi e direttore scouting, sulla questione: «Creazione di una serie C2? Non credo possa essere una soluzione, piuttosto proverei a riorganizzare il campionato di Serie D e garantire maggiore sgravio fiscale in Lega Pro. Ad oggi è ridicolo che i club debbano pagare le tasse nonostante ci sia un blocco delle partite».

L’impatto del Coronavirus sulla Lega Pro: il calciomercato

E mentre si continua a discutere di come salvare la Lega Pro dal rischio sempre più incombente del fallimento di massa, i club stanno anche varando delle strategie di mercato del tutto nuove rispetto al passato.

Il player trading cui eravamo stati abituati negli anni passati, infatti, sarà difficilmente replicabile in condizioni così precarie dal punto di vista economico; ecco perché molti club cercheranno di puntare su talenti dei propri settori giovanili, dando più spazio a tutti quei giovani che fin troppo spesso, in passato, erano stati vittime eccellenti dei botti di mercato.

Anche in questo caso emblematiche sono le parole dello stesso Sassano: «Di solito a marzo rivedevamo nel giro di un mese i prospetti più interessanti, ma quest’anno non è stato possibile, tant’è che abbiamo anticipato di un mese anche la scrematura finale. Grazie alla tecnologia (Wy scout) ci teniamo molto attivi, ma la fase finale della valutazione dal vivo è sempre fondamentale per la visione del giocatore. Mercato? Sicuramente le società subiranno la crisi economica e lavoreranno di più con calciatori “valorizzati” o con calciatori che possono garantire plusvalenza, nonostante i ribassi ed i tagli degli stipendi».

Sarà quindi un’estate di rivoluzioni in tutto il panorama calcistico, che dal mercato alla riorganizzazione sistemica avrà di che discutere per salvare il pallone dall’incubo del Covid-19, che sta lentamente erodendo le basi dell’industria calcio, andando a minare alle fondamenta la maggior parte dei club di Lega Pro e, per esteso, il professionismo italiano.

Articolo a cura di Andrea Robertazzi – Stefano De Vita