Quanto vale il calcio in italia
Il pallone della Serie A (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Quanto vale il calcio in Italia? Ventotto milioni di tifosi, 4,6 milioni di praticanti, quasi 1,4 milioni di tesserati e circa 568.000 partite ufficiali disputate ogni anno (di cui il 64% di livello giovanile): sono questi i numeri del calcio in Italia, secondo il Report Calcio della Figc.

Continua a crescere il peso economico del Sistema Calcio a livello professionistico: nel 2017-2018, il valore della produzione dei 3 campionati professionistici ha superato per la prima volta i 3,5 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Aumenta leggermente anche l’incidenza del valore della produzione sul PIL nazionale, che passa dallo 0,17% del 2013 allo 0,19% del 2017. Questa crescita è stata sostenuta in particolare da un incremento delle componenti dei ricavi da stadio (+22,4%) e dei ricavi da sponsor e attività commerciali (+9,5%).

Considerando tutto il Sistema Calcio (calcio professionistico+Figc+Leghe+campionati dilsttantistici e giovanili), il fatturato complessivo è pari a 4,7 miliardi di euro. Si tratta, secondo il Report Calcio, di una delle 10 principali industrie italiane, mentre a livello calcistico ha un impatto pari al 12% relativamente al PIL del calcio mondiale.

Ampia anche la rilevanza relativa al settore dello spettacolo: il volume generato dal calcio è pari al 35% rispetto al totale generato dallo spettacolo, contro il 10% del cinema e il 7% del teatro, con un impatto pari all’81% considerando solo gli sport.

Quanto vale il calcio in Italia, i numeri

Secondo l’algoritmo “Social Return On Investment Model”, l’impatto socio-economico del calcio italiano risulta pari nel 2017-2018 a circa 3,01 miliardi di euro. I settori coinvolti sono quello economico (742,1 milioni di contributo diretto all’economia nazionale), sociale (1.051,4 milioni di risparmio economico generato dai benefici prodotti dall’attività calcistica) e sanitario (1.215,5 milioni in termini di risparmio della spesa sanitaria), insieme a quello delle performance sportive.

A livello fiscale, nel 2016 la contribuzione fiscale e previdenziale aggregata del calcio professionistico ha sfiorato gli 1,2 miliardi di euro, confermando l’importante trend di crescita registrato negli ultimi anni; solo tra il 2006 e il 2016 il dato risulta in incremento del 37% in termini assoluti e del 3,2% su base media annua. La voce con la più alta incidenza riguarda le ritenute Irpef (50% del totale), seguite dall’Iva (21%), dalla contribuzione previdenziale Inps (12%), dalle scommesse sul calcio (11%) e dall’Irap (5%), mentre l’incidenza dell’Ires non supera l’1%.

Negli ultimi 11 anni, l’ammontare della contribuzione fiscale e previdenziale del calcio professionistico italiano è stato pari a 11,4 miliardi di euro. Nello stesso periodo, i contributi erogati dal CONI alla FIGC sono stati pari a 749 milioni: significa che per ogni euro “investito” dal governo italiano nel calcio, lo Stato ha ottenuto un ritorno in termini fiscali e previdenziali pari a 15,2 euro.

La Serie A pesa da sola per il 72% della contribuzione complessiva, con un dato pari a 856,5 milioni di euro (la crescita media annua dal 2006 al 2016 è stata pari al +6,3%). Considerando il solo calcio professionistico, rispetto al 2015, aumenta in termini significativi il reddito da lavoro dipendente del settore (+7,5%, per un totale nel 2016 pari a 1.452,7 milioni di euro) e torna a crescere il numero di contribuenti (dai 9.371 del 2015 ai 9.899 del 2016). Il numero di lavoratori dipendenti con redditi superiori a 200.000 euro raggiunge le 993 unità, il dato record tra quelli registrati negli ultimi 11 anni, mentre a livello di volontari si parla di 235mila volontari con oltre 40mila risorse distribuite.

Quanto vale il calcio in Italia, il gettito fiscale

Il calcio professionistico continua a rappresentare il principale contributore del sistema sportivo, con un’incidenza del 70% rispetto al gettito fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano e del 36% nell’ambito del macro settore economico relativo alle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e di divertimento (il secondo settore, relativo a lotterie, scommesse e case da gioco non supera il 17,2%).

L’analisi più approfondita del contributo fiscale derivante dalle scommesse conferma nuovamente la prevalenza del calcio rispetto agli altri sport: solo tra il 2006 e il 2018 la raccolta delle scommesse sul calcio è aumentata di oltre 4 volte, passando da 2,1 a 9,1 miliardi di euro, mentre nel medesimo periodo il relativo gettito erariale è passato da 171,7 a 211,0 milioni di euro (il secondo sport, ovvero il tennis, non supera i 50,6 milioni, mentre il basket si ferma a 18,6).

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