Il MES spiegato bene: che cos'è e come funziona il Fondo salva Stati
(Foto Thierry Breton / Panoramic / Insidefoto)

MES (in inglese ESM) è l’acronimo di Meccanismo europeo di stabilità (European stability mechanism). Il MES viene comunemente chiamato Fondo salva Stati.

Il MES, come si legge sul sito ufficiale del Meccanismo europeo di stabilità, è infatti «il fondo di salvataggio permanente istituito per erogare prestiti ai paesi dell’area dell’Euro finanziariamente in difficoltà».

«L’assistenza», si legge sul sito del MES, «è concessa, in stretta condizionalità, se necessario per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera area dell’Euro e di ciascun paese dell’area dell’Euro».

Il MES ha preso il posto dei due precedenti programmi di finanziamento temporanei dell’Unione europea: il FESF (Strumento europeo di stabilità finanziaria) e l’EFSM (Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria), utilizzati a partire dal 2011 per prestare soldi ad alcuni Stati dell’Eurozona in difficolta:

  • Grecia – 217 miliardi di euro
  • Portogallo – 50 miliardi di euro
  • Spagna – 41,3 miliardi di euro (usati per la ricapitalizzazione delle banche)
  • Irlanda – 17,7 miliardi di euro
  • Cipro – 6,3 miliardi di euro

Il MES non è un’istituzione dell’Unione europea, ma può essere considerato un’organizzazione intergovernativa, essendo stata fondata attraverso un trattato istitutivo da parte dei governi degli Stati aderenti alla moneta unica europea.

E’ stato tuttavia firmato un protocollo di intesa (Memorandum of understanding) che disciplina i rapporti tra la Commissione europea e il MES.

Da un punto di vista meramente giuridico, il MES è una società di capitali (société anonyme) costituita ai sensi della legge del Lussemburgo sulle società commerciali.

Come tutte le società di capitali anche il MES ha dunque dei soci, che sono gli Stati aderenti all’Euro, che ne hanno sottoscritto il capitale.

A che cosa serve il MES?

Lo scopo del MES, non è contemplato nello statuto del Meccanismo europeo di stabilità, che si limita a disciplinarne il funzionamento.

L’obiettivo del MES è indicato invece nell’articolo 3 del Trattato intergovernativo che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità, che recita testualmente:

«L’obiettivo del MES è quello di mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità, secondo condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto, a beneficio dei membri del MES che già si trovino o rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari, se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e quella dei suoi Stati membri. A questo scopo è conferito al MES il potere di raccogliere fondi con l’emissione di strumenti finanziari o la conclusione di intese o accordi finanziari o di altro tipo con i propri membri, istituzioni finanziarie o terzi».

Quando e come è stato istituito il MES?

Il MES è stato costituito formalmente, attraverso un Trattato intergovernativo sottoscritto il 2 febbraio 2012 dai 17 Stati, tra cui l’Italia, che a quella data aderivano all’Euro.

Nei mesi successivi si è tenuta la ratifica del Trattato istitutivo del MES da parte dei Parlamenti degli Stati aderenti.

Nella seguente tabella sono indicati gli Stati che hanno sottoscritto inizialmente il Trattato istitutivo del MES e la data di deposito del trattato, ratificato dal voto dei Parlamenti nazionali, presso il Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea.

Stato Data (*)
Francia 02/04/12
Grecia 10/05/12
Slovenia 30/05/12
Belgio 26/06/12
Cipro 28/06/12
Finlandia 29/06/12
Slovacchia 29/06/12
Spagna 02/07/12
Portogallo 04/07/12
Paesi Bassi 13/07/12
Malta 19/07/12
Austria 30/07/12
Lussemburgo 31/07/12
Irlanda 01/08/12
Italia 25/09/12
Germania 27/09/12
Estonia 03/10/12
(*) Data di deposito del Trattato sul MES presso il Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea

Il trattato istitutivo del MES è stato sottoscritto successivamente anche dalla Lettonia (nel 2014) e dalla Lituania (nel 2015) contestualmente all’adesione dei due Stati baltici alla moneta unica europea.

Attualmente, dunque, gli Stati aderenti al MES e partecipanti al capitale del Meccanismo europeo di stabilità sono 19.

Il trattato istitutivo del MES

Il 25 marzo 2011, attraverso una Decisione del Consiglio europeo, ovvero l’organismo che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Unione europea, i leader degli Stati membri hanno approvato una proposta di modifica all’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione eu­ropea che prevedeva la possibilità di isti­tuire un meccanismo di stabilità per salvaguardare la stabilità della zona Euro.

La Decisione prevedeva che all’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione eu­ropea sarebbe stato aggiunto il seguente paragrafo:

«3. Gli Stati membri la cui moneta è l’Euro possono isti­tuire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.»

La modifica al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea necessaria all’istituzione del MES sarebbe dovuta entrare in vigore il 1° gennaio 2013, dopo la ratifica da parte dei Parlamenti nazionali.

L’adesione dell’Italia al MES

Il 3 agosto 2011, il Consiglio dei Ministri presieduto da Silvio Berlusconi, su proposta dell’allora ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha approvato il disegno di legge da sottoporre al Parlamento per la ratifica della modifica al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea necessaria all’istituzione del MES.

Tuttavia la ratifica da parte dei Parlamenti nazionali della modifica al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea necessaria ad istituire il MES, non è mai avvenuta.

Visto l’acuirsi della crisi dei debiti sovrani nell’autunno del 2011 e l’attacco della speculazione al debito pubblico dell’Italia, nella riunione del 9 dicembre 2011 il Consiglio europeo ha deciso di anticipare l’entrata in vigore del MES, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012, utilizzando altri strumenti giuridici.

A rappresentare l’Italia nel Consiglio europeo del 9 dicembre 2011 non era più Silvio Berlusconi, che aveva rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio il 12 novembre 2011, ma Mario Monti, il cui governo era entrato in carica il 16 novembre 2011.

Invece che procedere sulla strada della modifica dell’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il Consiglio europeo del 9 dicembre 2011 ha deciso dunque di dare vita al MES attraverso un trattato intergovernativo.

Il trattato intergovernativo istitutivo del MES è stato così sottoscritto dai 17 Paesi allora parte dell’eurozona il 2 febbraio 2012, superando dunque la Decisione del Consiglio europeo del marzo 2011.

Il disegno di legge di «Ratifica ed esecuzione del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (MES)» è stato presentato al Parlamento italiano dal governo tecnico presieduto da Mario Monti il 3 aprile 2012.

La ratifica parlamentare è avvenuta in Senato il 12 luglio 2012 (votanti 227, favorevoli 191, contrari 21, astenuti 15) e alla Camera dei Deputati il 19 luglio 2012 (votanti 414, favorevoli 325, contrari 53, astenuti 36) grazie al supporto delle forze politiche che sostenevano il governo Monti: Partito democratico (Pd), Popolo delle Libertà (Pdl), Unione di centro (Udc) e Futuro e Libertà (Fli). Contraria la sola Lega Nord.

La ratifica del trattato istitutivo del MES da parte della Germania

Il Parlamento tedesco è stato l’ultimo, tra quelli dei 17 Stati europei inizialmente aderenti al MES, a ratificare il trattato intergovernativo istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità.

Il Bundestag ha dato il via libera al trattato il 29 giugno 2012. Tuttavia l’istituzione del “Fondo salva stati” è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della Corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l’ordinamento tedesco.

Il 12 settembre 2012, la Corte costituzionale tedesca, con sede nella città di Karlsruhe, si è pronunciata a favore della compatibilità del MES, seppur con alcune limitazioni, con la Costituzione della Repubblica Federale.

Il MES ha così iniziato la sua attività l’8 ottobre 2012.

Come funziona il MES?

Il compito del MES è quello di fornire assistenza finanziaria agli Stati dell’area Euro che attraversano (o rischiano in modo concreto) gravi problemi di finanziamento.

L’assistenza viene concessa solo nel caso in cui sia necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera Eurozona e dei membri del MES stesso.

Gli strumenti a disposizione vanno dalla possibilità di concedere prestiti a Stati in difficoltà per consentire un aggiustamento macroeconomico fino a prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche.

Gli altri strumenti previsti dallo statuto del MES (acquisti di titoli sul mercato, linee di credito precauzionali e ricapitalizzazione diretta) non sono finora mai stati usati.

I prestiti del MES agli Stati: «Denaro in cambio di riforme»

Lo scopo principale dei prestiti erogati dal MES è quello di fornire finanziamenti a uno Stato membro che ha perso l’accesso al mercato dei capitali, cioè che non è più nelle condizioni rifinanziare il proprio debito emettendo obbligazioni sul mercato a causa degli interessi eccessivamente elevati che dovrebbe pagare.

Nell’erogazione dei prestiti agli Stati il MES, come si legge chiaramente sul sito del Meccanismo europeo di stabilità, adotta un approccio definito “denaro in cambio di riforme” (cash-for-reforms approach).

Gli Stati ricevono dunque prestiti in cambio di riforme economiche, chiamate “condizionalità“.

Un protocollo d’intesa (Memorandum of Understanding o MoU) illustra in dettaglio le riforme e gli adeguamenti che lo Stato che riceve il prestito dovrà attuare.

Nella concessione e nella gestione del prestito, il consiglio di amministrazione del MES terrà conto della relazione della Commissione europea sul monitoraggio e la conformità da parte dello Stato beneficiario delle riforme concordate.

I prestiti del MES possono essere senza condizionalità?

Su questo punto, in attesa di eventuali modifiche introdotte dagli Stati membri del MES alla luce dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19, la posizione riportata sul sito del Fondo salva Stati è netta:

«No, i prestiti del MES sono sempre legati a condizionalità. Le condizioni di politica economica sono stabilite nel protocollo d’intesa che il Paese aderente al programma sottoscrive. Il Paese e la Commissione europea a nome del MES negoziano il protocollo d’intesa».

Quali sono le condizionalità legate ai prestiti del MES?

Anche in questo caso riportiamo quanto indicato sul sito ufficiale del Meccanismo europeo di Stabilità:

Le condizioni sono in genere riforme specifiche, che possono eliminare o ridurre i punti deboli nell’economia del Paese beneficiario.

Queste riforme si concentrano normalmente su tre aree:

  • Consolidamento fiscale – misure per tagliare la spesa pubblica, riducendo i costi della pubblica amministrazione e migliorandone l’efficienza, e per aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali;
  • Riforme strutturali: misure per stimolare la crescita potenziale, creare posti di lavoro e migliorare la competitività;
  • Riforme del settore finanziariomisure per rafforzare la vigilanza bancaria o ricapitalizzare le banche.

Lo Stato che ottiene un prestito dal MES sarà vigilato dalla Troika?

Anche su questo punto il sito del MES è chiaro:

Il MES, la Commissione europea, la BCE e, ove possibile, il FMI (Fondo monetario internazionale, ndr) verificano se il Paese beneficiario sta attuando le riforme concordate. A tale scopo si terranno incontri periodici tra i rappresentanti delle quattro istituzioni e le autorità del Paese. L’erogazione (del prestito, ndr) può essere effettuata solo se la valutazione delle istituzioni sull’efficacia della riforma è positiva.

Le linee di credito precauzionali

Le linee di credito precauzionali del MES sono progettate per mantenere l’accesso al finanziamento del mercato per i membri del MES le cui condizioni economiche sono ancora solide ma possono essere stressate.

La linea di credito precauzionale previene le crisi agendo come una rete di sicurezza che rafforza l’affidabilità creditizia del Paese beneficiario, consentendogli di emettere obbligazioni a tassi più bassi.

Attualmente sono disponibili due tipi di linee di credito precuazionali:

  • Linea di credito condizionata precauzionale (PCCL)
  • Linea di credito condizioni avanzate (ECCL)

Entrambe le linee di credito possono essere tirate tramite un prestito diretto allo Stato o un acquisto di debito pubblico sul mercato primario.

Entrambe le linee di credito hanno un periodo di disponibilità iniziale di un anno e sono rinnovabili due volte, ogni volta per sei mesi.

Le linee di credito PCCL sono disponibili per quegli Stati la cui situazione economica e finanziaria è fondamentalmente solida.

Le linee di credito ECCL sono rivolte agli Stati che non hanno i requisiti di finanza pubblica per accedere alle linee di credito PCCL.

Entrambi i tipi di linee di credito richiedono comunque la firma un protocollo d’intesa (MoU) che specificherà la condizionalità delle politiche.

Tuttavia, le condizioni politiche per una linea ECCL sono di portata più ampia. Inoltre, quando viene approvato un ECCL, lo Stato beneficiario dovrà affrontare una sorveglianza rafforzata.

Ciò si applicherebbe anche alle linee di credito PCCL solo nel caso in cui lo Stato attinge alla linea di credito.

Prestiti del MES senza condizionalità per l’emergenza Coronavirus

Nella riunione del 9 marzo 2020 l’Eurogruppo, ovvero l’organo informale in cui i ministri dell’economia e delle finanza degli Stati membri della zona Euro discutono di questioni relative alle responsabilità condivise riguardo la moneta unica, ha trovato un accordo, che dovrà essere approvato dal Consiglio europeo, sulla possibilità che il MES fornisca linee di credito agli Stati senza condizionalità, ma soltanto per finanziare i costi diretti e indiretti dell’emergenza sanitaria legata all’epidemia di Coronavirus, e solo per il 2% del Pil di ogni Paese, che per l’italia equivale a circa 36 miliardi.

«L’unico requisito per accedere alla linea di credito», si legge sul sito del MES, «sarà che gli Stati membri dell’area dell’euro che chiedono sostegno si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID-19La linea di credito sarà disponibile fino alla fine della crisi COVID-19. Successivamente, gli Stati membri dell’area dell’euro rimarranno impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’Ue».

Il Mes “senza condizionalità” per fronteggiare l’emergenza Coronavirus è uno dei punti di discussione sul tavolo del Consiglio europeo del 23 aprile.

Come si finanzia il MES?

IL MES, essendo una società di capitali partecipata dai 19 Stati europei aderenti all’Euro, ha un capitale sociale di di quasi 705 miliardi di euro.

Oltre 80 miliardi di euro sono già stati versati dagli Stati che partecipano al MES. Gli altri 624 miliardi di euro possono essere chiesti agli Stati “soci” anche in più tranche e solo in caso di necessità.

Gli 80 miliardi di capitale versato sono alla base della solidità finanziaria e dell’elevato merito creditizio del MES. Questi 80 miliardi non vengono infatti utilizzati per le operazioni di prestito agli Stati in difficoltà, ma come buffer di sicurezza a garanzia dei prestiti obbligazionari emessi dallo stesso MES per finanziarsi.

Per procurarsi le risorse da prestare agli Stati in difficoltà, il MES può infatti prendere a prestito denaro dai mercati finanziari.

Questo viene fatto emettendo obbligazioni con scadenze fino a 43 anni, titoli di debito a breve termine con scadenza da 3 e 6 mesi e altri strumenti di finanziamento.

Grazie al suo elevato merito creditizio, il MES è in grado di prendere in prestito denaro dai mercati a tassi di interesse molto più bassi rispetto a quelli applicati agli Stati finanziariamente in difficoltà.

Chi sono gli Stati soci del MES e quanto capitale hanno versato?

Il contributo finanziario di ciascuno Stato che ha aderito al MES al capitale del Meccanismo europeo di stabilità si basa sulla quota di partecipazione di ciascuno Stato al capitale della Banca centrale europea (BCE). Riflette dunque la quota del rispettivo Paese sulla popolazione totale e sul prodotto interno lordo dell’area dell’Euro.

I 17 membri fondatori del MES hanno completato il pagamento del capitale versato nell’aprile 2014. I nuovi entranti Lettonia e Lituania hanno iniziato i pagamenti nel 2014 e 2015, rispettivamente.

Le quote di partecipazione degli Stati al MES e i versamenti di capitale effettuati sono evidenziati nella seguente tabella:

Stato Quota di partecipazione Capitale sottoscritto Capitale versato
Belgio 3,45% 24,33 2,78
Germania 26,95% 189,94 21,72
Estonia 0,18% 1,3 0,15
Irlanda 1,58% 11,14 1,27
Grecia 2,80% 19,71 2,25
Spagna 11,82% 83,29 9,52
Francia 20,24% 142,64 16,31
Italia 17,78% 125,34 14,33
Cipro 0,19% 1,37 0,16
Lettonia 0,27% 1,94 0,22
Lituania 0,41% 2,86 0,33
Lussemburgo 0,25% 1,75 0,2
Malta 0,07% 0,51 0,06
Paesi Bassi 5,68% 40 4,57
Austria 2,76% 19,48 2,23
Portogallo 2,49% 17,56 2,01
Slovacchia 0,82% 5,77 0,66
Slovenia 0,47% 3,3 0,34
Finlandia 1,78% 12,58 1,44
Totale 100% 704,81 80,55
Fonte: esm.euopa.eu          Dati in miliardi di euro