Claudio Ranieri (Photo Daniele Buffa / Image Sport / Insidefoto)

L’allenatore della Sampdoria, Claudio Ranieri, è stato intervistato dal Corriere della Sera a proposito delle tematiche legate al coronavirus, in particolare per quanto riguarda la ripresa degli allenamenti e poi del campionato.

Dopo aver letto il protocollo della commissione medica della Figc il tecnico blucerchiato ha detto: «Ciascuno di noi avrebbe voglia di tornare sul campo. Ma questo è il momento della prudenza. Nessuno sa come reagisce il virus sul fisico di un atleta e se dovesse succedere qualcosa di grave chi se ne assumerebbe la responsabilità?».

E sulla possibilità che si riprendano le sedute di allenamento già dal prossimo 4 maggio. «Sulle date non ci sono certezze. La verità è che ci sono ancora troppi morti e troppi contagiati per ricominciare. Siamo una delle industrie più a rischio proprio perché il nostro è uno sport di contatto. E non vorrei che la fretta ci portasse a commettere degli errori».

«Prima del calcio deve ripartire il Paese. Hanno ragione la Pellegrini e Fognini. Non c’è solo il pallone. Anzi dico di più: essendo il nostro uno sport di contatto, dovrebbe essere l’ultimo a rimettersi in moto, sicuramente dopo le altre discipline per natura più distanziate, come per esempio nuoto e tennis».

Per quanto riguarda invece la fine del campionato, il manager del miracolo Leicester, ha un’idea chiara: «Voglio spazzare via ogni incertezza. Sono d’accordo con chi dice che la stagione va finita, così non si arrabbia nessuno. Ma nei termini e nei modi giusti. La salute viene prima di ogni altro interesse. Non bisogna ripartire perché dobbiamo, ma farlo quando siamo certi che tutto andrà bene. Nel momento in cui gli ospedali non saranno più ingolfati e i test accessibili. Gli interessi della comunità vengono prima di quelli del calcio. Altrimenti significa prendere in giro gli eroi che ogni giorno lottano per noi».

Ranieri ha anche commentato l’ipotesi, sostenuta in Francia da PSG, Nizza e Lione, di concludere il campionato fra agosto e dicembre, giocando la prossima stagione nell’anno solare: «È un’ipotesi. Non so se quella giusta e non so se si può fare. Di sicuro non vedo perché si debba correre adesso con tutte le problematiche e i rischi che ci sono. Dopo una sosta così lunga avremo bisogno di almeno sei settimane per verificare che tutto sia sotto controllo».

Chiosa finale sulla provocazione lanciata dallo stesso tecnico a proposito di aumentare il numero di sostituzioni a cinque: «Perché non chiederlo all’Ifab come fatto eccezionale? Se si devono giocare tre partite a settimana con il caldo, dateci la possibilità di cambiare quei giocatori che non ce la fanno. A fine gara le difese immunitarie si abbassano e ci vuole tempo per ripristinare l’equilibrio fisico. Forse così ci sarebbero meno rischi».