Ozil brand sportivo
Mesut Ozil (Photo by IAN KINGTON/AFP via Getty Images)

Nelle scorse ore aveva destato scalpore il rifiuto di Mezut Ozil, il centrocampista tedesco in forza all’Arsenal, di aderire all’accordo trovato dai Gunners con i propri calciatori per una riduzione dello stipendio (-12.5%). Il trentunenne di origine turca aveva lasciato al suo procuratore Erkut Sogut il compito di spiegare le motivazioni. “Il club potrebbe ancora riuscire ad ottenere gli stessi profitti della scorsa stagione – aveva sottolineato l’agente – se così fosse non ci sarebbero motivi per la decurtazione dei salari dei suoi tesserati”. La notizia della ferma opposizione da parte di Ozil aveva fatto subito il giro del mondo, facendo infuriare sia la dirigenza del club londinese sia tanti tifosi.

Oggi, il dietrofront. L’entourage del giocatore ha fatto sapere che dopo un’attenta valutazione della situazione, Ozil ha deciso di accettare la riduzione del proprio compenso, ma per farlo ha posto una condizione imprescindibile.

“Voglio sapere con esattezza dove finiranno i soldi”, ha detto. Una decisione che, se da una parte soddisferà l’opinione pubblica, dall’altra potrebbe scatenare nuovamente le ire del club. Dopo aver dichiarato di non comprendere le motivazioni del rifiuto iniziale, infatti, ora la dirigenza dell’Arsenal deve fare i conti con un’evidente mancanza di fiducia da parte del suo giocatore più pagato.

A rileggere la storia extra-campo di Ozil, poi, le tante critiche ricevute in questi giorni sembrano immeritate. Il tedesco è tra i calciatori più attivi nel campo della solidarietà. Nel giugno del 2019, ad esempio, quando decise di sposarsi, chiese a tutti gli inviati di non fare regali ma di donare i soldi ad un ente benefico impegnato ad aiutare i profughi e i rifugiati in Turchia e Siria. In questo modo furono più di mille i bambini a ricevere assistenza sanitaria e alimenti.

Ancora prima, nel 2014, Ozil utilizzò tutti i guadagni derivati dal Campionato del Mondo per finanziare gli interventi chirurgici di 23 bambini brasiliani.