Roma divisa allenamento 2020-2021
Esultanza dei giocatori della Roma (Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

E’ un periodo estremamente difficile per tutta l’Italia e non solo, ma il mondo del calcio non è rimasto a guardare e sono diversi i club che si sono spesi concretamente con diverse iniziative di solidarietà. Tra questi, c’è la la Roma, che ha pensato ai suoi tifosi più anziani ma non solo. A fare il punto della situazione ci ha pensato il CEO, Guido Fienga, in un’intervista all’Agenzia d’Informazione SIR i progetti della fondazione del Club, da sempre vicina alle persone più fragili.

Per il club giallorosso è stato quasi doveroso fare qualcosa in questa fase: “C’è la consapevolezza che l’Associazione Sportiva Roma è molto più di una squadra di calcio. Probabilmente è la piattaforma sociale più importante di questa città, perché questa squadra ha un livello di integrazione con la città e con i suoi umori assolutamente unico. Non è soltanto il punto di riferimento dei suoi tifosi, è molto di più. Abbiamo deciso quindi di valorizzare questo profondo legame che unisce squadra e tifosi, coinvolgendo questi ultimi in una serie di iniziative di carattere umanitario e sociale a beneficio di tutti”.Questo è stato uno dei motori che ha portato alla nascita della Fondazione Roma Cares: “Si tratta ovviamente di iniziative tutte correlate al calcio, attraverso le quali però, vogliamo esprimere la nostra vicinanza ai più fragili e a chi è in difficoltà. Obiettivo: soddisfare i loro bisogni, migliorare la loro vita e, se possibile, anche il contesto sociale i cui vivono. Per questi motivi è nata la Fondazione che ormai da un anno a questa parte è diventata sempre più operativa e presente sul territorio, capace di proporre progetti propri. E così, puntando sui nostri colori e i nostri eroi, e mi riferisco ai calciatori, abbiamo la possibilità di svolgere a pieno titolo quel ruolo sociale che la Roma ha nel suo DNA”.

Questo modo di agire conferma come il mondo del calcio non sia lontano da quello che accade lontano dai campi di gioco. Fare questo tipo di esperienze, e lo dico senza retorica, è utile a tutti, non solo a noi e al mondo del calcio in genere. Chiunque ha la possibilità di vivere bene, o sereno, credo abbia anche l’obbligo di guardare a chi queste opportunità non riesce a viverle. A noi che apparteniamo al mondo del calcio basta veramente poco per dare ad altri qualche possibilità in più”.

A essere sensibili all’accaduto, e non potrebbe essere altrimenti, sono anche i giocatori, che hanno visto, come tutti noi, la loro quotidianità stravolta: I nostri giocatori sono consapevoli di quanto sta accadendo intorno a loro e nel mondo. Come tanti loro colleghi di altre squadre, a Natale in particolare ma anche nel resto della stagione, hanno voluto visitare luoghi di sofferenza e disagio, come i reparti pediatrici di alcuni ospedali e case famiglia, per portare un po’ di calore e perché no, un po’ di sana appartenenza ai nostri colori. In queste esperienze, loro per primi, ma anche noi, troviamo anzitutto l’occasione per condividere la nostra fortuna e poi, la forza e le motivazioni per svolgere meglio il nostro lavoro. Per quanto riguarda il coronavirus, debbo dire anzitutto che i nostri giocatori hanno obbedito, come tutti, alle indicazioni loro inoltrate. Nessuno si è mosso dalla città e hanno seguito le regole come tutti i cittadini italiani e romani senza fare storie. Anche in loro, come in tutti, c’è un po’ di angoscia e preoccupazione per le tante vittime e i tanti problemi generati dal Covid-19. Ma c’è anche tanta voglia di ripartire”.

Anche Fienga pensa a quello che potrebbe attenderci tra qualche settimana:o ritengo che ipotizzare una graduale ripresa sia normale e doveroso. Dopo sei settimane di quarantena, effettuando i dovuti controlli sia sui giocatori che sui loro familiari, credo si possa ipotizzare una ripresa graduale nel nostro centro sportivo. Aspettiamo indicazioni dalle autorità competenti sulla ripresa delle competizioni ma intanto già una ripresa degli allenamenti sarebbe importante. Del resto l’obiettivo deve essere ritornare, seppur per gradi, a una normalità, tenendo presente le dovute cautele, ma anche senza eccessive paure. Badi bene, non voglio dire che dobbiamo riprendere a tutti costi sacrificando tutto e tutti sull’altare del calcio, e la Roma ha dimostrato quanto sia importante puntare sulla prudenza e sulla prevenzione: bisogna fare le cose con prudenza, senza però cadere nella “dipendenza dall’emergenza”, uno stato d’animo che se non controllato rischia di fermare ogni cosa” – ha concluso.