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Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero (Insidefoto.com)

La crisi del coronavirus viene affrontata in modo diverso dai due club genovesi: cassa integrazione alla Sampdoria, per ora non al Genoa.

Come ha riportato oggi Il Secolo XIX, la Samp ha varato misure che coinvolgono anche la struttura societaria. Sono più di una ventina al momento i dipendenti del club ai quali sono state applicate le misure previste dal Decreto legge, cassa integrazione e smaltimento ferie, mentre altri stanno continuando a lavorare da casa in modalità lavoro da remoto.

L’ attività ordinaria al momento è ridotta al minimo e la sede è chiusa già da un po’. Il presidente Massimo Ferrero, peraltro, non è stato l’ unico in Serie A ad aver adottato queste misure: il Napoli di Aurelio De Laurentiis ha messo in cassa integrazione una trentina dei suoi dipendenti dall’altro ieri per almeno due mesi e sospendendo anche lo smart working; il Cagliari lo ha fatto già da fine marzo, la Roma si è accodata nelle ultime ore (per 77 dipendenti subito, 250 poi a rotazione) così come lo Spezia e molti altri di B, il Novara in C, il Palermo Calcio in D e tanti altri ancora.

Per adesso invece l’altro club cittadino, il Genoa di Enrico Preziosi non sta seguendo la stessa strada. Nessun ricorso alla cassa integrazione per il club rossoblù che ha puntato sullo smart -working per i propri dipendenti e ha addirittura pagato lo stipendio di marzo con un paio di giorni di anticipo rispetto alla data concordata.

Chiusa la sede lo scorso 11 marzo, ogni giorno sono in programma conference call tra dirigenti e dipendenti dei vari settori per programmare l’ attività e tenersi pronti quando arriverà la ripartenza.

Dal punto di vista commerciale la chiusura di Store e Museo del Porto Antico porterà inevitabilmente delle perdite, al mo mento non ancora quantificabili. E’ ovviamente in funzione l’ e -commerce ed è probabile che al momento della riapertura vengano studiate campagne promozionali e sconti.

Pure all’ estero gli esempi di provvedimenti di “cassa” sono parecchi, compresi nella ricca Premier: Bournemouth, Tottenham, Norwich e Newcastle si sono attivati. Ci aveva provato pure il ricchissimo Liverpool campione d’ Europa salvo poi fare dietrofront dopo che l’ opinione pubblica si è scandalizzata visto che il club solo pochi mesi fa ha dichiarato un utile di quasi 50 milioni e chiedere ora l’ aiuto dello Stato per pagare i dipendenti sembra assurdo.

In Spagna Barcellona, Espanyol e Atletico Madrid hanno già dipendenti in cassa.

Di certo il blocco del campionato ha mandato ko tante voci economiche dei club oltre alla biglietteria. Ed è naturalmente crollato il merchandising. I Sampdoria Point, per dire, che sono privati ma versano le royalties alla società blucerchiata sui prodotti ufficiali venduti, sono chiusi da un mese (con i dipendenti in cassa integrazione). L’ unica attività rimasta operativa è quella on-line, che vista la situazione sta dando discrete risposte anche grazie ai forti sconti applicati in questo periodo. Le maglie da gioco, ad esempio, sono in vendita a 37,5 euro.