Il Fair Play Finanziario dalle origini alla riforma del 2018
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“Una cosa è certa: il Financial Fair Play e i sistemi di controllo ci saranno e non saranno congelati. Non verranno cancellati anche se potranno essere adottati degli aggiustamenti per fronteggiare lo tsunami che ha travolto il mondo e quindi anche il calcio. Sempre con trasparenza, condivisione e unità”. Lo ha detto Michele Uva, vicepresidente dell’Uefa, in un’intervista a Tuttosport.

Uva era entrato nel tema FPF anche in un’intervista su Repubblica: “Voglio essere chiaro: i vincoli restano. Ricordo comunque che per l’accesso alle competizioni europee del prossimo anno, valgono i conti della stagione 18/19 più il primo semestre del 19/20”, le sue parole.

“Non escludiamo, per questo primo semestre, di prevedere lo slittamento di alcuni termini. E lo studio di modifiche transitorie. Già  abbiamo spostato da marzo ad aprile il limite per il pagamento dei debiti scaduti. Per il resto terremo conto di tutto ciò che sta succedendo, ma mai come adesso sono necessari controlli sul rigore dei conti. Annullare proprio adesso il Ffp significherebbe condannare il sistema al disastro finanziario. Sarebbe una follia”.

“Siamo in un sistema di economia complementare. Quindi se fallisse una società, visto il sistema di debiti intrecciati per le compravendite dei giocatori, ne fallirebbero altre. Sarebbe un domino a livello globale. Basta che salti un pagamento e nessuno paga più nessuno. Questo è il principio per cui è nato il Ffp. E vale ancor più oggi, con i conti di tutti in sofferenza. Ricordo che siamo passati dal 2011, in cui i club delle serie maggiori dei 55 Paesi Uefa perdevano 1,7 miliardi, al 2018, in cui il risultato operativo aggregato è stato positivo per 141 milioni, senza contare le plusvalenze”, ha concluso Uva a Repubblica.