L'avvocato Antonello Martinez
Antonello Martinez

L’ipotesi di considerare un taglio agli stipendi dei calciatori quale possibile strumento per contenere il danno economico causato dallo stravolgimento dei calendari per l’emergenza Coronavirus si sta facendo sempre più largo.

Coronavirus: giusto tagliare stipendi calciatori?

Come anticipato da Calcio e Finanza nei giorni scorsi, già alcuni club infatti hanno avviato concrete valutazioni sul tema, in modo da poterne discuterne con coscienza di causa nei prossimi giorni, quando entrerà nel vivo il lavoro dei tavoli tecnici istituiti dalla Lega di Serie A.

E ora la partita sembra entrata nel vivo. Martedì 17 marzo è infatti andata in scena un primo confronto tra le parti, a cui erano presenti per i club Lotito (Lazio), Giulini (Cagliari), Marino (Atalanta), oltre a tecnici e legali delle società, all’ad della Lega Serie A De Siervo e all’Associazione italiana calciatori.

Ma il taglio degli stipendi dei calciatori, siano campioni superpagati, come Cristiano Ronaldo o Gigio Donnarumma, o professionisti delle serie inferiori con retribuzioni di gran lunga inferiori, è possibile da un punto di vista legale e contrattuale?

Calcio e Finanza lo ha chiesto ad Antonello Martinez, avvocato e fondatore dello studio Martinez & Novebaci nonché presidente dell’Associazione Italiana Avvocati d’Impresa (una tra le più importanti associazioni Italiane forensi fondata nel 1947) e rappresentante ufficiale del dipartimento economico del Governo di Dubai in Europa.

Taglio degli stipendi dei calciatori, il punto di vista di Martinez & Novebaci

Fare qualsiasi previsione, anche in generale e per grandi linee, su cosa succederà è praticamente impossibile perché se è vero, come è vero, che anche i calciatori, seppure in modo profondamente diverso da qualsivoglia altro soggetto, sono lavoratori dipendenti e quindi in Italia i rimedi specifici sono quelli previsti dal nostro ordinamento, è difficile pensare agli strumenti ordinari che si utilizzano per la globalità dei dipendenti siano neanche lontanamente applicabili ai calciatori.

C’è poi da dire che i contratti dei calciatori sono particolari, ma anche tali contratti recepiscono certamente i termini del nostro Codice Civile e quindi la cosiddetta causa di forza maggiore.

Nell’ambito del nostro ordinamento, non c’è una esatta definizione di forza maggiore, poiché non esiste alcuna norma che descriva in modo esplicito detta fattispecie.

Il termine “forza maggiore” è citato in alcune norme del Codice Civile, ma quella che, secondo me, è più attinente al contratto tra le società e i calciatori, è certamente identificabile seppure per sommi capi dall’art. 1467 c.c. in relazione al c.d. “contratto con prestazioni corrispettive”, il quale riconosce al debitore la facoltà di richiedere la risoluzione o la sospensione del contratto nel momento in cui la prestazione da lui dovuta sia diventata eccessivamente onerosa per fatti straordinari ed imprevedibili, estranei alla sua sfera d’azione.

Comunemente, anche a livello internazionale, vengono qualificati come avvenimenti “straordinari ed imprevedibili” e citati come esempi in tal senso i terremoti, gli uragani, le guerre, le ribellioni, le epidemie ecc.

In concreto ritengo comunque che essendo la stragrande maggioranza dei Club coperti da grosse polizze di assicurazione e che inevitabilmente le stesse prevedono tutti o quasi tutti gli eventi straordinari, volendo essere realistici, salvo che non vengano emanate norme straordinarie, si scateneranno delle diatribe legali di ogni tipo tra tutte le parti in causa e, in particolare, tra i club e le varie compagnie assicurative.

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Antonello Martinez, classe 1954, sardo di Oristano ma da quasi 30 opera a Milano dove ha fondato uno studio che porta il suo nome (Martinez&Novebaci). Dal 1999 è presidente dell’Associazione Italiana Avvocati d’Impresa, una tra le più importanti associazioni Italiane forensi fondata nel 1947. E’ autore di numerosi libri e pubblicazioni di Diritto, è stato per circa dieci anni assistente alla Cattedra di Sociologia del Diritto dell’Università Statale degli Studi di Milano, professore a contratto presso diversi Atenei Italiani in Diritto della Comunicazione. E’ stato Consigliere giuridico parlamentare nonché avvocato di diversi Ministri della Repubblica Italiana. E’ rappresentante ufficiale del dipartimento economico del Governo di Dubai in Europa.