(foto Pescara Calcio - account Twitter)

Dopo le dichiarazioni del Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori Damiano Tommasi che ha formalmente chiesto la sospensione del campionato, non sono mancate le reazioni anche dal mondo della Serie B.

Il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, ha scritto stamattina una lettera al Presidente della Lega B Mauro Balata, chiedendo lo stop al campionato mentre il Cosenza, impegnato stasera nel match contro il Chievo, ha annunciato che due giocatori sono “rimasti a casa per paura di contrarre il coronavirus”.

Tante, quindi, le reazioni da parte del mondo del pallone che chiede di non essere trattato con superficialità in questo momento di emergenza dovuta al Coronavirus.

Ieri sera il Pescara, impegnato contro la capolista Benevento, è entrato in campo con delle mascherine al fine di lanciare un segnale a tutto il mondo del calcio. Bisogna fermarsi.

Intervistato da Calcio e Finanza, Emanuele Garau, Social Media Manager della squadra abruzzese, ha voluto ribadire questo concetto. “Ci preme sottolineare il messaggio lanciato tramite un gesto simbolico. Le iniziative, a volte, vengono fraintese o recepite male. Scendere in campo con le mascherine, ovviamente non presupponeva l’intenzione di giocare con le mascherine. Abbiamo comunicato alla Lega B la nostra volontà, informando anche preventivamente che alcuni dei nostri giocatori non stavano bene avendo patito l’influenza nei giorni scorsi. Tra l’altro le mascherine sono state utilizzate durante tutto l’arco della giornata”.

Sensibilizzare rispetto ad un’emergenza che deve essere gestita a 360° in tutti i settori e far veicolare un messaggio di prevenzione e precauzione rispetto a quelle che devono essere le misure da adottare per fa fronte all’emergenza Covid-19.

Quello che abbiamo fatto, e siamo convinti nel messaggio che abbiamo mandato, ha l’intento di far capire che è il momento di cambiare le cose e non perdere altro tempo. Bisogna agire ed in questa direzione è stato fatto un gesto simbolico ma forte. Ovviamente condiviso da tutta la società e messo in atto dopo aver valutato diverse ipotesi. Abbiamo anche, purtroppo, notato da parte di alcuni una errata lettura. Le reazioni negative sono state molteplici e ci dispiace”.

“Commenti come “ridicoli” o “imbarazzanti” fanno parte del gioco dei social ed i tifosi hanno tutto il diritto di contestare e arrabbiarsi per la sconfitta ma in questo momento il campo ha un’importanza marginale. Su questo tema ci deve essere convergenza e avvertiamo la preoccupazione in un momento in cui il calcio non può discostarsi dalla realtà. Non entro nel merito delle decisioni delle Federazioni e del Governo ma ciò che è importante dire è che non possiamo rimanere indifferenti rispetto alla situazione. Non è accettabile e non ha ragione di essere. Pescara non conta nulla, è l’opinione pubblica che deve sensibilizzare rispetto al tema.

In tutto questo hanno fatto scalpore le dichiarazioni di Mister Legrottaglie che ha annunciato come ben 13 giocatori del Delfino sia rimasti a casa con l’influenza vedendosi inoltre negati i tamponi. “Se sei un calciatore devi stare a casa. Il calcio e lo sport devono essere fermati. C’è molta confusione, poca unità di intenti e insicurezza nel modo di comunicare da parte di chi deve predisporre gli adeguati provvedimenti. Noi abbiamo fatto e continueremo a fare la nostra parte, cercando di sensibilizzare chi di dovere rispetto ad un tema che riguarda tutti noi. Nessun ci costringe a prendere determinate posizioni, restiamo indipendenti e convinti che non ci sia altro tempo da perdere”.

“C’è sicuramente confusione ma chi ha modo di dire ‘Fermiamoci e riflettiamo’ lo faccia. La salute pubblica non può essere messa in secondo piano rispetto al calcio”, ha concluso Legrottaglie.

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