(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

I club della Premier League hanno avanzato una proposta per allentare i regolamenti sui permessi di lavoro, potendo stipulare contratti anche con giocatori stranieri che non hanno questo tipo di permesso in seguito alla Brexit, e stanno anche cercando un compromesso con la Federcalcio sul piano delle quote di giocatori nazionali.

Sportsmail riporta che il governo britannico desidera un aggiornamento definitivo su come appariranno le nuove regole dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea entro la fine del mese. La preoccupazione iniziale per il mancato raggiungimento entro fine mese di un accordo tra FA e i club del campionato ha lasciato spazio all’ottimismo che le due parti possano raggiungere un compromesso nelle prossime settimane.

Tra le modifiche alle regole proposte c’è quella che consentirebbe ai club di avere un numero limitato di giocatori per i quali non servirebbe il visto, fino a tre giocatori sui 25 in rosa. Allo stato attuale, i giocatori al di fuori dell’UE devono soddisfare un criterio, come aver giocato un certo numero di partite internazionali, prima di ottenere un permesso di lavoro dal governo britannico.

Nulla è stato deciso, ma si è discusso sull’attuazione dell’idea del “mercato libero”, che consentirebbe ai club di firmare giocatori da tutto il mondo senza essere ostacolati dalla burocrazia dell’occupazione. Infatti i club della Premier League preferirebbero che le restrizioni sui permessi di lavoro per tutti i giocatori venissero revocate completamente, ma la FA è desiderosa di utilizzare la Brexit come opportunità per contenere il numero di giocatori stranieri ammessi.

Il punto di vista della FA è che l’estensione delle attuali restrizioni andrà a beneficio della squadra nazionale, che non ha vinto un torneo importante dal 1966. Per questo la Premier League scenderà a compromessi, sapendo che è molto improbabile che la Federazione dia libero accesso ai club su chi possono acquistare nel mercato trasferimenti.

La FA vuole ridurre il numero di stranieri nelle squadre del massimo campionato inglese da 17 a un massimo di 13 sui 25 in rosa. I funzionari della Premier League si oppongono a quest’idea poiché temono che i piani della FA danneggeranno lo status della competizione come il miglior campionato al mondo e avranno conseguenze significative per l’economia del Regno Unito, dato il suo enorme seguito globale.

Il direttore tecnico della FA, Les Reed, sta svolgendo un ruolo chiave nel dialogo tra club e Federazione. La sua esperienza come dirigente per il Southampton permette a Reed di comprendere anche le richieste dal punto di vista del club.

Una fonte coinvolta nelle discussioni in corso ha detto a Sportsmail che mentre i club generalmente rimangono contrari all’idea di essere costretti ad avere 12 giocatori di nazionalità britannica nelle loro squadre, la possibilità di poter firmare giocatori senza permesso potrebbe essere cruciale per raggiungere un accordo.

La fonte ha dichiarato: “A un certo punto un accordo non sembrava vicino, ma è cambiato nelle ultime settimane. L’opzione di poter firmare giocatori al di fuori dell’UE che non avrebbero bisogno di permessi di lavoro è interessante. Quello che potremmo vedere è un accordo che permetta di avere in squadra circa 12-13 giocatori stranieri che soddisfano i criteri del permesso di lavoro, 10 giocatori nazionali e 2-3 “colpi liberi”.

I club sono anche alla ricerca di chiarimenti su quali giocatori stranieri rientrino nella categoria nazionale visto che le squadre non hanno più la possibilità di firmare giocatori stranieri sotto i 18 anni da gennaio a causa della Brexit. Allo stato attuale, un giocatore può nascere all’estero ma può ancora essere visto come “nostrano” se trascorre tre anni in un’accademia inglese o gallese tra i 16 e i 21 anni.

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