Ivan Gazidis (Photo by Claudio Villa/Getty Images)
Ivan Gazidis (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

L’amministratore delegato del Milan, Ivan Gazidis, nega le presunte frizioni con Paolo Maldini e Zvonimir Boban sulla gestione della società rossonera, e in un’intervista alla Gazzetta dello Sport ha illustrato la sua visione sportiva e aziendale del club.

Per quanto riguarda la squadra, Gazidis, ha sottolineato come questa debba «essere un buon mix tra giovani di talento e giocatori esperti che abbiano ancora fame di successi, mentalità vincente e sappiano guidare il gruppo».

In questo senso il ritorno al Milan di Zlatan Ibrahimovic all’età di 38 anni sembra essere in linea con la filosofia indicata dal manager sudafricano.

«Zlatan», spiega Gazidis alla Gazzetta, «ha avuto un impatto enorme, da un punto di vista tecnico, di personalità, di leadership. Non abbiamo mai rifiutato l’idea di giocatori esperti e già di alto livello. Ma puntiamo anche su chi possa diventarlo con la maglia del Milan».

«Theo Hernandez», ha osservato ancora l’ad del Milan, «non è oggi un giocatore top? Bennacer non è un potenziale top? C’è un team di persone che cerca di trovare i giusti equilibri, i giocatori che permettano il mix vincente».

Negate, come detto, anche le presunte tensioni con Boban e Maldini, di cui tanto si è scritto negli ultimi giorni.

«Un team di livello è fondamentale per ottenere risultati e noi lo abbiamo. Con Zvone e Paolo ci parliamo tutti i giorni. Domani (oggi, ndr) siamo a Firenze. Torniamo insieme, felici o tristi, dopo ogni partita. Tutto quello che facciamo è insieme. Tutti noi vogliamo la stessa cosa», ha spiegato Gazidis alla Gazzetta.

«Ritengo che le decisioni che vengono prese attraverso il dibattito, la discussione e diversi punti di vista, siano le migliori. Non confondiamo il confronto con lo scontro. Il dibattito su chi comanda non conta per me. Chi comanda? Chi è il re? Nessuno. Il re è quello per cui lavoriamo tutti. Il re è il Milan», ha aggiunto l’amministratore delegato rossonero.

Lo stadio come volano per la crescita

Gazidis ha parlato anche del tema stadio, sottolineando l’importanza per il Milan di avere un impianto moderno capace di generare maggiori ricavi.

«Dobbiamo avere un nostro impianto moderno», ha spiegato l’ad del Milan, «Io amo San Siro, fa parte della mia mitologia del calcio, quindi capisco e rispetto l’affetto per la storia di questo magnifico stadio. Ma ho anche rispetto per la crescita e lo sviluppo del Milan e delle sue prossime generazioni di tifosi. Un nuovo impianto è indispensabile per un grande Milan. Se riusciremo a farlo a San Siro avrà, oltre alle attività commerciali, un’area verde dove si potranno fare tutte le attività sportive. Sarà un altro passo avanti nello sviluppo di questa città che guarda al futuro. Ma servirà anche al calcio italiano».

L’organizzazione del club

Gazidis si dice impegnato anche a migliorare l’organizzazione aziendale e commerciale del Milan.

«Questo è un passo necessario», ha spiegato alla Gazzetta, «Dobbiamo sviluppare le nostre capacità digitali e di comunicazione con i nostri fan globali così come con la nostra fan base locale. Accrescere la nostra proposta commerciale per generare maggiori ricavi. È un circolo virtuoso che il Milan deve riprendere: il calcio di successo genera i ricavi, i ricavi consentono il successo nel calcio. Non è un processo immediato. Vorrei poter schioccare le dita, ma dobbiamo affrontare la realtà. Però abbiamo preso la strada giusta e inizio a vedere dei germogli verdi…».

Il Liverpool come modello

Parlando del tentativo di riportare il Milan ai fasti di un tempo, Gazidis ha infine fatto notare come anche il Liverpool prima di tornare ai vertici del calcio inglese ed europeo abbia passato circa 9 anni in una situazione per certi versi simile a quella dei rossoneri.

«Il Milan ha la sua storia passata e avrà la sua storia futura senza imitare nessuno», ha spiegato il manager, «Però il Liverpool ha trascorso 9 anni in una situazione simile a quella del Milan, schiacciato dai costi, ha cercato di farsi strada e c’è riuscito. Con scelte giuste e spesso difficili. Quando Klopp è arrivato ha detto che avrebbe fatto diventare credenti gli scettici; nessuno all’ inizio si è fidato, nemmeno i tifosi, ma poi, a piccoli passi… Oggi vediamo cos’ è il Liverpool. Presto vedrete cosa sarà il Milan».

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