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Luciano Spalletti (Foto Image Sport / Insidefoto)

«Non ho detto no al Milan, la versione reale è che io avendo due anni di contratto non li ho lasciati entrambi. È stato deciso di lasciarmi a casa pagandomi ed io sto a casa». L’ex tecnico dell’Inter Luciano Spalletti spiega così la sua versione dei fatti sulla trattativa con il Milan per sostituire Giampaolo, con i rossoneri che hanno poi ripiegato su Pioli.

«Non possono essere svelati i dettagli, ma è stato deciso che io stessi a casa e quindi sono a casa. Se fosse dipeso da me non avrei mai smesso di fare l’allenatore. Qualche tempo fa mi ha contattato il Milan ma non ho certo rifiutato io le loro proposte – ha aggiunto Spalletti a margine della IX edizione della «Notte del Campioni dello Sport Italiano – Gran Galà del Calcio» a Castellamare di Stabia -. C’ è stato qualcuno che ha preferito continuare a pagarmi per restare a casa e la cosa non può che farmi piacere. Ci sono stati dei ragionamenti dove poi il finale è stato questo qui. Si prende atto delle conclusioni a cui si è arrivati. Discorso chiuso con il Milan? Sì, perché hanno scelto un altro allenatore esperto e abbastanza giovane, almeno in confronto a me, come Pioli».

Quanto è costato all’Inter l’esonero di Spalletti? Le cifre sono state svelate nel bilancio al 30 giugno 2019 del club nerazzurro. Nel dettaglio, la società ha accantonato «25,811 milioni di euro relativi all’accantonamento dell’esercizio degli oneri per retribuzioni contrattualmente dovute al personale tesserato non più impiegato nel progetto tecnico per il periodo dal 1° luglio 2019 al 30 giugno 2021, data di cessazione dei singoli contratti».

Spalletti ha poi parlato del momento attuale dei nerazzurri: «L’Inter sta facendo bene, così come io ho raggiunto gli obiettivi che mi erano stati richiesti. La squadra attuale è in perfetta sintonia con le aspettative che hanno programmato. Non per forza bisogna fare un confronto tra questo e quel periodo. C’è una continuità di lavoro e prima c’erano possibilità differenti rispetto a quelle attuali. Ora ce ne sono altre anche grazie ai risultati che abbiamo raggiunto. Nella mia prima esperienza in Champions League con l’Inter il FPF ci impose di lasciare fuori 4 giocatori. Noi avevamo il fair play da rispettare. E il presidente Zhang ha fatto il massimo per le possibilità che c’erano. Ora ci sono altre possibilità e sta facendo altrettanto. La cosa fondamentale è dare soddisfazioni a tutti i tifosi interisti. La società, l’allenatore e i giocatori stanno dando seguito con il lavoro ai risultati».

 

«Eriksen? È un calciatore pulito, lineare e geniale. È uno che sa gestire la palla un giocatore importante come anche Lukaku. Rimpianti all’Inter? Questa è la mia professione, io ho cercato di dare il meglio di me stesso. Spero lo abbiano fatto tutti ma non è stata una decisione mia quella di andarmene. La cosa importante è che il pubblico interistasia soddisfatto. Sono contento di vederli gioire. Scudetto? Vedo un campionato aperto con la Juve favorita ma l’Inter non è così distante come le altre contendenti nei tornei precedenti. I nerazzurri hanno una rosa fortissima, e anche gli obbiettivi stagionali sono ben diversi rispetto all’ anno scorso quando, sia pur con un poco di fatica, abbiamo agguantato il traguardo che ci eravamo prefissi soffrendo le pene dell’inferno contro l’Empoli all’ ultima giornata.Voi parlate di un gap diminuito. La cosa fondamentale sono i giocatori, serve avvicinare il livello di forza mentale e di esperienza della Juventus. La differenza la fanno i giocatori che hai a disposizione».

«È facile parlare del mio futuro: ho bisogno di un’altra sfida come quelle degli anni precedenti. Vengo dallo Zenit, dalla Roma e dall’ Inter, dove ci si doveva rimboccare le maniche per riuscire ad emergere da situazioni complicate. La scorsa stagione è stata un’ annata difficile ma chiusa con un risultato di prestigio come la qualificazione in Champions League. Un giudizio sul Napoli? Ha scelto bene il successore di Ancellotti, Gattuso è un allenatore emergente che sta aggiustando piano piano le cose», ha concluso Spalletti.

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