Il presidente della Figc Gabriele Gravina (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha parlato della decisione di eliminare il pareggio di bilancio come requisito per l’iscrizione al campionato di Serie A. Lo ha fatto durante la trasmissione “90° minuto”, rispondendo a come mai la FIGC abbia deciso di adottare questa misura.

«Ne ho parlato in conferenza stampa in modo molto chiaro, forse è sfuggito. Non so se fosse presente nel comunicato che abbiamo diramato ma ho spiegato la motivazione. E’ molto semplice. La Federazione ha dimostrato di essere molto più severa di altre realtà. Il pareggio di bilancio l’ho sempre ritenuto, così come concepito, non selettivo. Un’attività cosmetica», ha spiegato.

Gravina ha fatto un paragone con la realtà UEFA: «Lo abbiamo raffrontato con la normativa UEFA che lo utilizza come indice di monitoraggio durante l’anno. Il nostro invece è una prerogativa tutta italiana, un elemento di iscrizione ai campionati. Quell’indice dava la possibilità alle nostre società di lasciare scoperto il 25% di media del fatturato degli ultimi tre esercizi. Si poteva utilizzare la copertura del mancato pareggio con i finanziamenti. Che corrispondono a 1 miliardo e 700 milioni. E’ un criterio non selettivo. Ho fatto una simulazione in un anno e tutte le società di A, da qui a un anno, saranno in pareggio sempre».

Sull’indice di liquidità, Gravina ha aggiunto: «E’ passato dallo 0.4 della gestione precedente allo 0.8 con me. Aveva una sua credibilità nel momento in cui tutto era stato fatto slittare durante la campagna acquisti. Tutti si iscrivevano, poi, con il mercato, si indebitavano. Sono partito dal principio che la Lega imbarca 300 milioni di debiti l’anno, siamo a 4 miliardi di debito complessivo».

«Mi è sembrato opportuno – ha proseguito – anticipare la data di iscrizione al 30 giugno. Il risultato è che ad oggi, rispetto ai precedenti campionati quando avevamo 100 punti di penalizzazione, ne abbiamo solo 5, visto che l’altro ieri il Rieti ne ha avuti 4. E’ un piccolo dettaglio fondamentale. Non vedo l’ora che si possano applicare al nostro mondo gli indicatori previsti nel nuovo codice della crisi dell’impresa e dell’insolvenza. Lì dobbiamo stare attenti a capire cosa significa applicare i veri indici alla nostra economia».

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