Gateano Miccichè, ex presidente della Lega Serie A (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images for Lega Serie A)

«Non sono offeso per il comportamento che ho subito. Casomai dispiaciuto perché ritenevo che, con me alla guida della Lega, il mondo del calcio potesse avviarsi verso un processo di normalizzazione e di sviluppo». Esordisce così Gaetano Micciché, ex presidente della Lega Serie A e presidente di Banca Imi, in una lunga intervista al Corriere della Sera dopo le sue dimissioni del 19 novembre scorso.

«Quando Malagò mi ha chiesto di occuparmi della Lega io neanche sapevo dove fosse ubicata la sede. Non ne percepivo le potenzialità: dopo venti mesi posso dire di essere dispiaciuto per le opportunità che si perdono. Il mio obiettivo e forse illusione era far diventare la Lega una realtà di successo e sana, invece mi sono imbattuto in una cultura radicata in molti, caratterizzata da mancanza di fiducia, scarsa volontà di delegare e ricerca di interessi personali anziché generali. Tornare? Qualcuno me l’ha chiesto ma in questo momento lo ritengo impossibile».


«Fastidio da qualcuno per il mio modo di fare? Diciamo che i miei comportamenti in quel contesto erano percepiti come un fastidio da parte di chi si sentiva depauperato di un proprio beneficio. Mediapro? Non sono stato critico verso il gruppo spagnolo ma nei confronti del contratto che era stato proposto».

Micciché parla poi del caso De Siervo. «Credo che sarebbe stato doveroso inviare alla Procura della Repubblica il file audio per denunciare chi aveva registrato la discussione in Consiglio invece di farla uscire sui giornali. Colpio di mano? Certamente adesso la Lega ha un suo consiglio di amministrazione che rischia di essere azzerato. Ingerenza della Figc? Non amo fare dietrologie. È certo però che nel mio caso si indagò sulla base di dichiarazioni anonime e di una frase di un presidente di società rilasciata a un sito online. Incredibilmente dalla stessa persona che in assemblea aveva votato a mio favore e nell’audio si raccomanda di fare in fretta a votare per acclamazione. Per De Siervo poi la Procura apre un’inchiesta per una registrazione parziale di concetti più ampi e delicati discussi in Consiglio. In entrambi i casi mi fanno riflettere i comportamenti».

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