John Elkann, presidente di FCA(Photo credit should read PIERO CRUCIATTI/AFP via Getty Images)

Fca è nel mirino del fisco italiano. L’agenzia delle entrate contesta al gruppo presieduto da John Elkann di aver sottostimato di 5,1 miliardi di euro le attività americane di Chrysler.

La controversia riguarda la ristrutturazione avvenuta nell’ottobre 2014 dopo che l’ex Fiat aveva acquistato la parte finale della casa di Detroit, operazione che ha poi portato alla nascita di Fca, con sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna. Il gruppo – secondo l’agenzia Bloomberg – potrebbe dovere restituire 1,5 miliardi di euro.

 

“Non condividiamo affatto le considerazioni contenute in questa relazione preliminare – ribatte l’azienda – e abbiamo fiducia nel fatto che otterremo una sostanziale riduzione dei relativi importi. Va inoltre rilevato che qualsivoglia plusvalenza tassabile che fosse accertata sarebbe compensata da perdite pregresse, senza alcun significativo esborso di liquidità o conseguenza sui risultati”.

Fca aveva già segnalato il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate nella trimestrale al 31 ottobre. Questo vuol dire che Psa, con cui prosegue il confronto per definire i termini della fusione, era a conoscenza della contestazione del fisco. Secondo fonti vicine al dossier, citate sempre da Bloomberg, la società francese non si aspetta che ciò danneggi o ritardare la fusione.

L’operazione con Chrysler, secondo un rapporto di audit citato da Bloomberg, ha innescato la cosiddetta ‘tassa di uscita’ sulle plusvalenze realizzate quando le società spostano attività al di fuori del paese”.

All’epoca l’Italia aveva un’aliquota d’imposta del 27,5% circa, che farebbe ipotizzare di dover pagare 1,5 miliardi, anche se i negoziati con l’Agenzia delle Entrate (che per fine anno dovrebbero concludersi) potrebbero ridurre l’importo da pagare, come ritiene probabile l’azienda.

Fca infatti ha dichiarato che gli asset di Chrysler valevano meno di 7,5 miliardi di euro mentre la stima del Fisco italiano è di 12,5 miliardi. I negoziati tra Fca e il fisco italiano – come indicato nella trimestrale del gruppo italoamericano – dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno.

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