(Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

«Nessun complotto. Questa è una porcheria assoluta, un tentativo goffo di mettere in difficoltà me non in quanto persona fisica ma in quanto primo amministratore delegato della Lega Calcio». Luigi De Siervo, a.d. della Serie A, torna nuovamente sul caso dell’audio rubato – e pubblicato – in cui ammette di aver chiesto ai registi di «spegnere i microfoni in caso di cori razzisti».

Dopo la conferenza stampa di ieri, durante la quale ha voluto chiarire la propria posizione, De Siervo passa al contrattacco in un’intervista a “Circo Massimo”, su Radio Capital: «Nessuno sa che le squadre hanno deciso di dotarsi di una governance diversa».

«I presidenti delle squadre – spiega – contano di meno perché viene scelto un management per un tempo limitato che ha la responsabilità di gestire le cose, come è successo in Inghilterra, in Francia e in Germania, dove i diritti sono esplosi. L’obiettivo è cercare di far recuperare al calcio italiano il gap con le altre leghe, e questa cosa avviene solo con il meccanismo della professionalizzazione».

«C’è una frangia di persone che ritiene che questo processo non sia così salutare per loro e per i loro interessi: è un atteggiamento legittimo in un mondo democratico, ma ci sono processi democratici che portano a elezioni o a revoche degli organi. E invece si fa uscire un audio che con lettere anonime è girato per due mesi nella pancia della Figc», prosegue l’a.d.

De Siervo vede come «evidente il tentativo di destabilizzare in vista di un’asta che cambierà gli equilibri della pay tv in Italia nei prossimi anni. Il giorno dopo il commissariamento della Lega esce su Repubblica un audio che era stato tenuto in un cassetto per due mesi. Non vi sembra strano? Nessuno parla di complotti, ma c’è un disegno, un gruppo di persone a margine del nostro mondo sta cercando di cambiare gli equilibri».

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