Alessandro Zoppini, a capo dello studio Populous di Milano, ha rilasciato un’intervista a “Il Corriere della Sera. Lo studio è in gara per il nuovo San Siro, con il progetto «La Cattedrale». Un progetto tutto milanese, quello messo in campo da Populous: «Sono coinvolti anche gli studi d’ingegneria Tekne, della famiglia Rusconi Clerici, e Maffeis, che stanno progettando tre stadi per i Mondiali del Qatar: ci sono 300 professionisti italiani. È una convergenza tra specialisti, non commerciale».

Anche il progetto Cattedrale vuole essere milanese, con i richiami alla Galleria, che ospiterà i punti di ristoro, e alle guglie del Duomo: «È un progetto pensato per Milano, se non lo facciamo qui non lo possiamo spostare altrove, è originale e non sarà possibile confonderlo con altri».

Zoppini parla anche de punti di forza dell’opera: «Sarà uno stadio a consumo di suolo zero, perché ora lì c’ è un parcheggio. E poi il verde: sarà circondato da nove ettari di verde, in generale sarà il più sostenibile d’Europa, sarà dotato di pannelli fotovoltaici sulla copertura e di un sistema di raccolta dell’acqua piovana. Gli spazi interni sono climatizzati a ventilazione naturale».

«L’obiettivo – aggiunge Zoppini –, che è anche quello delle squadre, è dialogare con la città e capire le esigenze dei cittadini. Lo stadio sarà alto la metà, lungo via Tesio ci saranno due filari di alberi, perciò chi passa di lì non vedrà neanche l’impianto, che avrà un impatto paragonabile a quello di un normale edificio. L’impatto acustico sarà ridotto del 60%».

Per i tifosi, si tratterà invece di «un’esperienza unica. Gli spalti avvicineranno i tifosi all’azione, sarà un’atmosfera intima. Le installazioni su misura poi cambiano radicalmente l’aspetto dell’architettura e riprendono l’identità dei due club: spire luminose di un biscione blu per l’Inter, contrafforti verticali rosso fuoco per il Milan».

Sull’idea di mantenere un pezzo di San Siro nel progetto, Zoppini spiega: «Stiamo studiando di funzionalizzare le parti più storiche di San Siro e integrarle nel progetto». Ultima battuta sulla possibilità di andare a Sesto San Giovanni: «Lo stadio è stato pensato per stare lì, ma siamo professionisti, se ci dovessero dare altre indicazioni, vedremo».

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