Presentati i due progetti per il nuovo stadio da far sorgere nell’area di San Siro, ora la palla è passata al Comune di Milano. Milan e Inter non vogliono però farsi trovare impreparate e, come scrive “La Repubblica”, continuano a tenere in considerazione quel “Piano B” rappresentato dalle aree Falck di Sesto San Giovanni.

In questi giorni i club per non farsi trovare spiazzati si sono messi a studiare nuovamente mappe e regole urbanistiche, pronti a cambiare rotta nel caso fosse necessario. La partita con Palazzo Marino non è ancora conclusa, anche se prima del verdetto, il Consiglio comunale aprirà il capitolo del Piano di governo del territorio.

Qui si ribadirà la quantità di costruzioni massima che si potrà realizzare nell’ambito San Siro: la metà di quanto, in base alla legge sugli stadi, hanno indicato le squadre per il loro progetto complessivo. Un nodo, quello delle volumetrie, che rappresenterà sicuramente anche un terreno di confronto con la politica. L’esito del percorso però non è scontato, ed è anche per questo che i club hanno iniziato a valutare concretamente l’ipotesi di realizzare altrove non solo il nuovo impianto, ma anche i grattacieli di uffici e hotel, i negozi e i ristoranti, i cinema e il verde tutto attorno.

Inter e Milan non cambieranno idea sulla ristrutturazione del “Meazza” – infattibile – e continueranno a puntare su una struttura moderna, sia essa la cattedrale trasparente disegnata dagli statunitensi di Populous o quella con i due anelli che si incrociano, firmata da David Manica e Cmr. E per farlo sarebbero appunto disposti a lasciare San Siro per puntare le ex aree Falck di Sesto.

 

Terreni privati dove non ci sarebbero vincoli alle costruzioni che prevedono persino la grande distribuzione e anche le bonifiche necessarie verrebbero realizzate dai proprietari come già previsto da un piano in corso. Per questo dalle sedi delle due società sarebbero partite richieste di incontro. Chi frena per il momento sono i vertici di MilanoSesto, ma solo per una questione di correttezza istituzionale.

Giuseppe Bonomi, a.d. della società, dice: «Sulla carta la nostra area mi pare idonea», ma «non ho la minima intenzione di avviare qualsiasi tipo di trattativa a procedimento ancora aperto con il Comune di Milano proprio perché non voglio condizionare in alcun modo la libera decisione di Palazzo Marino né essere utilizzato come strumento per forzare le scelte».

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