cori razzisti Kessie Verona
Frank Kessie, centrocampista del Milan (Foto: Daniele Buffa / Imagephoto / Insidefoto)

A distanza di due settimane dagli episodi di Cagliari in cui Romelu Lukaku, attaccante dell’Inter, aveva denunciato di essere stato oggetto di cori razzisti durante la gara, l’episodio si è ripetuto. Questa volta i fatti si sono svolti a Verona, dove era di scena l’altra formazione milanese, il Milan, che ha battuto l’Hellas per 1-0 grazie al rigore segnato da Piatek.

I tifosi gialloblù più volte nel corso dei novanta minuti si sono rivolti in modo indegno nei confronti del centrocampista Franck Kessie. Il giocatore non ha polemizzato, ma i suoi sguardi di sdegno sono apparsi evidenti.

A prendere la parola sull’accaduto ora è l’agente del rossonero, che non usa mezze misure. “I calciatori africani hanno le spalle larghe e ormai non ci fanno caso più di tanto. Ciò non significa che questi episodi non li feriscano – ha detto l’agente dell’ivoriano George Atangana a Repubblica -. La deriva va assolutamente fermata. Anche le parole sono importanti”.

Il procuratore ha voluto rivolgere parole dure anche nei confronti del club veneto, che attraverso il suo profilo Twitter aveva cercato di minimizzare: “Ho trovato inaccettabile il comunicato del Verona, vergognoso. Smentisce i fatti e conferma la tendenza a considerare normale ciò che non lo è affatto. Non vedo alcuna vera volontà, in Italia, di affrontare e risolvere il problema, come invece accade in altri Paesi europei. Lasciare il campo? Non credo che sia giusto investire i giocatori stessi della soluzione di un problema per il quale ci sono organismi di controllo ad hoc. Non mi pare che sia così difficile individuare i razzisti e punirli. In altri Paesi, lo ripeto, succede”.

Il procuratore prova anche a lanciare una proposta su come arginare un problema che non deve essere sottovalutato: “Bisogna innanzitutto che gli organismi preposti non chiudano gli occhi e non si tappino le orecchie. Poi, se gli insulti vanno avanti, si sospendano le partite. Ma ho la sensazione che non ci sia la volontà di intervenire sul serio. Così ci sono giovani calciatori, vittime di razzismo, che preferiscono lasciare l’Italia. Sono le persone meno famose, come sempre, a subire le conseguenze più gravi di questo fenomeno. Le cose sono platealmente peggiorate. Ormai non esistono luoghi immuni dal razzismo e la mancata reazione a questi fatti fa sì che esca fuori il diavolo che è in ognuno di noi. Oltretutto è anche un danno per il movimento calcistico italiano, proprio nel periodo in cui qualche campione straniero è di nuovo attirato dal calcio italiano”.

Una presa di posizione da parte degli organi del calcio sarebbe quindi quanto mai importante: “Servono interventi decisi. Altrimenti, se nessuno fa niente, a ogni episodio di razzismo ne seguirà uno ancora più grave. Fare finta di niente è complicità coi razzisti. Ne va della credibilità stessa delle istituzioni”.

 

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