(Photo credit should read JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

La Serie A e i giocatori italiani si allontanano sempre di più. E’ quanto sottolinea “Il Corriere della Sera” dopo la prima giornata di campionato: per la prima volta, al debutto, la quota di stranieri in campo ha superato il 60% (60,2%).

Il dato cresce dunque rispetto alla prima giornata dello scorso anno (59,8%) ed è in costante aumento stagione dopo stagione. Senza contare che tra i 111 italiani scesi in campo su 279 giocatori (88 lo hanno fatto come titolari), appena 6 sono gli Under 21, compresi Gigio Donnarumma e Nicolò Zaniolo, non due volti nuovi.

Leader tra le big, per quanto riguarda i giocatori di casa nostra, è l’Inter, che tra titolari e panchinari manda in campo ben 7 italiani, mentre l’Atalanta di Gasperini è la squadra con più stranieri, addirittura 12 su 14 giocatori schierati. I motivi della progressiva erosione del “calciatore italiano” come entità sono molteplici, soprattutto nel mercato sempre più globale, ma vanno ricercati alla base della piramide, non solo al vertice.

L’Italia, rispetto a Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Belgio e Olanda, è di gran lunga il Paese con il peggior rapporto tra il numero di abitanti e i calciatori tesserati (1,7%). L’Inghilterra, ad esempio, che ha 5 milioni in meno di abitanti rispetto all’Italia, ha un terzo di tesserati in più e più del doppio di calciatori over 18.

In pratica, da noi si gioca meno a calcio e soprattutto con meno possibilità di farne una professione. L’aumento costante degli stranieri in serie A è quindi l’effetto, non la causa. E il destino della Nazionale è quello di avere un bacino di giocatori a cui attingere sempre più ristretto.

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