(Photo by Paul ELLIS / AFP) (Photo credit should read PAUL ELLIS/AFP/Getty Images)

Il Tribunale di Milano mette la parola fine alle speranze della Rai di riavere la Champions League: la gara del mercoledì di coppa in chiaro rimane a Mediaset. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, è stato infatti rigettato definitivamente il ricorso della Rai

Nel mirino c’era l’accordo tra Sky e Mediaset che assegna al Biscione le partite in chiaro della massima competizione europea per i prossimi due anni. La tv pubblica è stata condannata a rifondere 15mila euro di spese legali a Mediaset e 10 mila a Sky.

Ritenendo erroneamente di poter esercitare un diritto di opzione previsto dal contratto concluso nel 2018, la RAI aveva chiesto di (i) accertare che avrebbe potuto trasmettere in chiaro le stagioni 2019-2020 e 2020-2021 della Champions League, (ii) ordinare a SKY di assicurarne l’uso in sublicenza alla stessa RAI e (iii) inibirne l’uso a RTI. Inoltre, Rai aveva chiesto al Tribunale di condannare Sky e Mediaset al pagamento di una multa da 5 milioni di euro.

Già nella prima fase cautelare, con ordinanza del 26 giugno 2019, il Tribunale aveva rigettato il ricorso della RAI, ritenendo insussistenti i presupposti che avrebbero potuto giustificare l’emissione di un provvedimento urgente e dando atto che SKY, “già da settembre 2018”, aveva “formalmente dichiarato di non ritenere avverata la condizione” a cui era subordinato il diritto di opzione a favore della stessa RAI.

Con ordinanza emessa il 16 agosto 2019, il Tribunale ha dichiarato inammissibile il reclamo nei confronti di RTI (che non era stata chiamata nella prima fase cautelare) e ritenuto nuovamente insussistenti i presupposti che avrebbero potuto giustificare l’emissione di un provvedimento urgente.

In particolare, confermando l’ordinanza del 26 giugno 2019, il Tribunale ha statuito che la RAI non vanta “alcun rilevante interesse ad ottenere in questa sede cautelare una pronuncia di revisione dell’originaria decisione cautelare”, anche considerando che RTI aveva già legittimamente acquisito in sublicenza i diritti sulla Champions League da SKY (con Rai che era stata invitata anche a presentare una nuova offerta, senza tuttavia procedere ad una proposta a Sky).

Inoltre, il Tribunale di Milano ha incidentalmente statuito che “l’efficace esercizio da parte di RAI del diritto di opzione concessole nel contratto relativo alla stagione 2018/19, alla luce delle obiezioni che SKY vi ha mosso già in prime cure, è allo stato seriamente revocabile in dubbio”.

SKY, difesa dallo Studio Cleary Gottlieb, ha ottenuto anche la condanna della RAI a pagare le spese del giudizio.

Secondo l’Avv. Argeri, “la decisione ha un grande rilievo sul piano legale anche perché è stata assunta da un collegio di tre autorevoli giudici del Tribunale di Milano e conferma che la RAI avrebbe potuto evitare qualsiasi ipotetico pericolo, di cui non vi era alcuna prova, senza ricorrere a misure d’urgenza”.

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