Anthony Davis (Photo by Streeter Lecka/Getty Images)
Anthony Davis (Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

Stagione che termina, stagione che inizia. Col sorgere del primo sole di Luglio inizia ufficialmente la preparazione ai prossimi campionati sportivi, e, a giudicare dai movimenti di mercato che sono già stati compiuti in giro per il mondo, sarà una sessione di compravendite che raggiungerà temperature da capogiro.

Due nomi su tutti per ora hanno iniziato a scoprire le proprie carte a suon di banconote: il Real Madrid, nel panorama del calcio europeo, e i Los Angeles Lakers, nel campionato di basket professionistico statunitense.

Florentino Perez ha scoperto più di una carta e, con l’intenzione di riportare un Madrid super competitivo nel contesto calcistico internazionale, non ha perso tempo nel firmare quel giocatore che da tanto tempo lo attirava: Eden Hazard.

Discorso analogo vale per Rob Pelinka ed i Lakers i quali, appena concluse le Finals, hanno convinto Anthony Davis a porre il proprio autografo sul loro contratto piuttosto che su quello della concorrenza.

Due operazioni che si somigliano in termini di risultato in quanto i soggetti delle due operazioni sono stati acquistati da due società che hanno una voglia di rilancio ai massimi storici, ma che si discostano per come vengono gestite secondo le norme di regolarizzazione del mercato.

Andando con ordine, il Real Madrid è reduce dalla prima stagione negativa, forse una delle più buie della propria storia, dopo un fiotto di 4 Champions League in 5 anni: terzo in campionato dietro i cugini dell’Atletico, eliminata agli ottavi di Champions League dall’Ajax, eliminata in semifinale di Copa del Rey dagli arcirivali in maglia blaugrana del Barcellona.

Eden Hazard (Photo by Angel Martinez/Getty Images)
Eden Hazard (Photo by Angel Martinez/Getty Images)

Insomma, ancor prima dell’inizio del mercato, il presidente Perez, famoso per la sua generosità nel dare in pasto squadre molto competitive ai suoi allenatori, ha voluto essere ancor più di mano facile con le banconote andando alle porte di Francoforte, Chelsea, Santos, Lione e Porto, bussando e acquistando, tra i rispettivi atleti, quelli di maggior talento.

Naturalmente, il giocatore su cui cadono delle aspettative enormi è il belga Eden Hazard, che nell’ultima stagione in Premier League alla corte di Maurizio Sarri è stato tra i migliori giocatori del campionato trascinando i blues al terzo posto alle spalle di Manchester City e Liverpool, oltre a trionfare in Europa League.

Situazione analoga, ma non del tutto simile, è quella dei Los Angeles Lakers i quali hanno una voglia di rilancio sul palcoscenico mondiale pari a quella del Real, o forse anche più alta.

L’arrivo di LeBron James non ha portato ai risultati sperati. Il mancato accesso ai playoff di questa stagione va ad aggiungersi ai precedenti cinque ed il bilancio della stagione scorsa è stato migliorato soltanto di due partite, 35 vittorie contro le 37 di quest’anno.

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LeBron James (foto u.s. Nba)

Le intenzioni dei Lakers sono pressoché ovvie: Davis è stato scambiato con i New Orleans Pelicans inserendo come contropartita Lonzo Ball, Josh Har, Brandon Ingram e tre scelte al primo turno dei futuri Draft NBA, inclusa la quarta di quest’anno.

Tradotto, il board dei Lakers ha spedito il futuro della franchigia in Louisiana in cambio del presente. L’obiettivo non è aprire un ciclo oggi e raccogliere quanto si è seminato tra qualche anno, ma vincere ora, subito, nel futuro imminente con lo scopo di ritornare verso i più verdi pascoli della NBA, ovvero dove i Toronto Raptors e i Golden State Warriors hanno incrociato le spade.

Come detto in precedenza, le similitudini tra queste due operazioni ci sono e si possono riassumere in una grandissima voglia di ritornare a fare la voce grossa nel campionato di competenza, ma se si vanno a sviscerare le cifre dei due investimenti, allora si iniziano ad intravedere delle differenze alquanto marcate sui due sistemi di governo che regolano il calcio europeo e l’NBA.

Hazard è stato pagato dal Real Madrid 100 milioni di euro, i quali possono lievitare fino a 120 nel caso vengano centrati i bonus inseriti nel contratto; il giocatore, invece, ha firmato un contratto quinquennale a poco di meno di 22 milioni di euro a stagione.

Naturalmente sono cifre che qualsiasi società avente ottenuto gli stessi risultati del Real quest’anno non si potrebbe permettere neanche lontanamente. L’Inter di quest’anno si è piazzata terza in Italia, come il Real in Spagna, però i blancos in questa sessione di mercato hanno già speso quasi quanto il fatturato della società nerazzurra.

Naturalmente, la predominanza economica della società di Madrid arriva dalla sua gloriosa storia piena di successi ed ad una dimensione commerciale che al giorno d’oggi porta a far conoscere il proprio logo in ogni angolo del mondo.

Come del resto i Los Angeles Lakers, la cui disponibilità economica però, è totalmente indipendente dai risultati conseguiti sul campo, a differenza del Real.

Questa è la sesta stagione consecutiva in cui i giallo-viola non sono riusciti ad approdare alla post-season eppure dal prossimo anno potranno vestire della stessa divisa due contratti da 37,4 e 27 milioni di dollari.

Le tasche che si andranno a riempire saranno rispettivamente di LeBron James e del già citato Davis.

La differenza che sta alla base delle due operazioni in esame si ritrova principalmente nelle norme di regolazione relative alla distribuzione salariale.

Se è vero che per il Financial Fair Play l’autosufficienza economica è talmente importante da trovare nel punto di pareggio la pietra miliare che faccia girare tutto il movimento, dall’altro il differente equilibrio economico e patrimoniale delle concorrenti porta ad squilibrio competitivo che rende il risultato sportivo poco aleatorio.

Panorama totalmente differente in NBA dove, grazie al Salary Cap, il tetto massimo sugli stipendi porta ad una distribuzione omogenea del talento all’interno delle squadre della lega il che si riflette in una totale indipendenza tra economia e risultati.

Se negli Stati Uniti vigessero le norme del Financial Fair Play, i Lakers non potrebbero mai e poi mai potersi permettere due contratti ingombranti come quelli di Davis e James nella stessa stagione, e questo naturalmente porterebbe l’ex New Orleans a firmare per quelle squadre che hanno vinto negli ultimi anni, come per esempio i Golden State Warriors o i San Antonio Spurs.

Però, la ciclicità nel risultato porta ad un livello di interesse nella lega che cresce ogni anno sempre di più perché l’imprevedibilità del risultato induce ad un’attenzione e ad una curiosità senza eguali. Al contrario del nostro sistema, dove la Juventus vince 8 scudetti di fila, il PSG surclassa qualsiasi compagine francese gli capiti sul prato di casa e il Bayern Monaco monopolizzi lo stato calcistico tedesco.

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