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La Segafredo Virtus Bologna celebra la vittoria della FIBA Basketball Champions League (Foto Imago / Insidefoto)

Mentre il dibattito sulla possibile formazione di una lega chiusa nel calcio prosegue, con presidenti che prendono posizioni forti a favore o contro, lo sport europeo ha già un esempio lampante sotto gli occhi di questo tipo di modello. ECA, infatti, organizza EuroLeague ed EuroCup, due competizioni a cui si accede non in base ai risultati ottenuti nei propri campionati nazionali, ma in base a licenze pluriennali o wild card affidate da ECA stessa.

In questo contesto, nel quale è praticamente impossibile per un club europeo pianificare un business plan pluriennale che lo porti al massimo livello, è subentrata FIBA nel 2016, creando la Basketball Champions League. La competizione, giunta al terzo anno, ha rimesso al centro il principio cardine di cui la federazione internazionale si fa portavoce: il merito sportivo e l’inclusione.

 

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🙌 You are 17’289 tonight! Well done Antwerp! 🙌 #BasketballCL #FinalFour

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Sul primo versante, la Basketball Champions League ha un sistema trasparente di accesso alla sua fase preliminare e a gironi, basato su un ranking che rispecchia le prestazioni sul campo delle squadre nazionali. All’inizio di ogni stagione, quindi, ogni lega nazionale ha la certezza di avere un determinato numero di posti nella competizione dell’anno successivo (per l’Italia al momento sono 2 posti alla fase a gironi, e 1 nei preliminari). Questo garantisce un principio fondamentale per tutti i club europei, ovvero quello di poter pianificare i propri orizzonti sulla base di un certo e trasparente sistema piramidale di accesso, basato solo e soltanto sul risultato del campo. Il valore del poter pianificare si riflette nelle dichiarazioni di Massimo Zanetti, patron della Virtus Bologna che ha vinto quest’anno la competizione, che si è espresso così sui rumors di un possibile passaggio in EuroLeague: “Per entrare nel giro EuroLeague serve un palazzo da 8.000-10.000 posti che consenta un aumento di incassi e sponsor. E anche allestire una squadra che faccia bene comporterebbe un bagno di sangue. La nostra dimensione è la Champions League, e ne siamo ben contenti”.

L’accesso aperto alla competizione permette a qualsiasi lega nazionale in Europa di richiedere uno spot nella competizione, passando ovviamente per la fase preliminare o a gironi in base al livello del campionato. In un contesto in cui ECA, riprendendo le parole del boss Jordi Bertomeu, dà priorità ai mercati-chiave che possano permettere nuove revenuesalla lega stessa (esempio chiaro la più volte ripetuta volontà di avere un club a Londra e a Parigi), e FIBA decide, in coerenza con la propria missiondi far crescere lo sport del basket a livello globale, di aprire a qualsiasi nazione faccia domanda per partecipare. Di conseguenza, in sole tre stagioni, sono state giocate partite di BCL in 37 paesi europei, con più di 100 club coinvolti.

 

Questo approccio inclusivo ha permesso di avere vantaggi realmente tangibili nello sviluppo del gioco a livello locale. Un esempio chiaro è quello del Friburgo, squadra del modesto campionato svizzero, che ha fatto un percorso entusiasmante nella competizione partendo dai preliminari, accendendo i riflettori sul basket in un paese, come quello elvetico, in cui la pallacanestro non è uno sport primario. Per la finale di Coppa Svizzera, quest’anno, si sono registrate 6.000 presenze al palazzetto, un numero del tutto fuori scala rispetto al passato.

Queste sono le storie che danno energia a Patrick Comninos, CEO della Basketball Champions League: “Il fatto che FIBA e la Champions League possano rappresentare un boost per i club e per le leghe nazionali ci motiva a proseguire su questo percorso”. 

Gli fa eco il presidente dell’ULEB Thomas Van Den Spiegel, vecchia conoscenza del basket italiano: “Le leghe nazionali sono la base di tutto nel basket europeo. Con la crescita della BCL, credo che abbiamo trovato una buona soluzione, la giusta formula.”

La Virtus Bologna si è aggiudicata, insieme al prestigio della vittoria, un bonus economico molto rilevante di 1 milione di euro, che costituisce un valore importante per il budget di un club europeo (in EuroCup, il premio per la vincitrice è di 450k). Anche su questo lato, la trasparenza di FIBA è massima nel comunicare in anticipo ai club quali saranno i vari bonus per i vari avanzamenti nella competizione.

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Il Bamberg, squadra sconfitta dalla Virtus in semifinale, dopo aver avuto accesso a EuroLeague ha deciso di competere nella Basketball Champions League, garantendo sostenibilità al proprio progetto sportivo di crescita.

 

Sostenibilità ancora difficile da ritrovare in EuroLeague, dove i club che arrivano fino in fondo sono quasi sempre quei 3-4 che hanno garanzia di un budget enorme fornito dalle revenuesdel calcio in quanto polisportive (Real Madrid, Barcellona, Fenerbahce) o da proprietari facoltosi (CSKA Mosca). Per ammissione dello stesso GM del Fenerbahce MaurizioGherardini, “l’unico numero che deve appunto cambiare per EuroLeague è quello delle iniezioni di capitali necessarie dai proprietari dei club. Noi siamo fortunati al Fenerbahçe, come il Real, come il Barça, pensando ai contributi del club che alle spalle ha anche il calcio”.

Dal punto di vista della competizione sul campo, se EuroLeague è incontestabilmente il massimo livello delle competizioni per club in Europa, BCL già oggi è posizionata come seconda competizione europea se consideriamo i piazzamenti medi delle squadre che vi partecipano. Per la stagione 2017/2018, il posizionamento medio nei campionati nazionali delle squadre in BCL è stato 4.0, mentre per quelle in EuroCup 5.58.

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Un aspetto su cui i club hanno apertamente espresso il loro gradimento è stato il livello di produzione di contenuti e di presenza digitale della competizione. FIBA sta investendo molto nella Basketball Champions League, garantendo anche sul profilo della comunicazione uno standard molto alto. Sia nei rapporti con i club che nei confronti dei giocatori che vi partecipano, la presenza digitale forte è un asset di assoluto valore per BCL per posizionarsi e per generare valore per tutti gli stakeholder coinvolti. I numeri dei canali social della Basketball Champions League sono rilevanti per seguito (es. su Instagram, 64,6K vs 25,2K di EuroCup) e per engagement rate.

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La Segafredo Virtus Bologna celebra la vittoria della FIBA Basketball Champions League (Foto Imago / Insidefoto)

La Final Four, che si è svolta quest’anno ad Anversa, ha mostrato una competizione in crescita e con grande ambizione. La scelta della location belga, ma soprattutto quella di giocare nell’impianto da oltre 17.000 posti, rappresentava una sfida ardua. L’arena piena di tifosi sia il venerdì per le semifinali che domenica per le finali (nonostante la squadra locale fosse fuori dalla contesa per il primo posto), ha lasciato tutti esterrefatti, in primis Van Den Spiegel, ex cestista con una carriera anche in Italia e attuale presidente dell’ULEB: “Quando ho saputo che Anversa si era qualificata per le F4 e che erano pronti per ospitare l’evento, devo essere sincero, avevo i miei dubbi. Conoscevo l’arena e sapevo che sarebbe stato un grande evento, e quindi una enorme scommessa. Il basket è molto popolare qui ma non è uno dei sport maggiori. Quindi sono molto orgoglioso di quello che la BCL, la città di Anversa e il club hanno ottenuto. Questo è stato davvero un evento di altissimo spessore”. 

In un momento in cui la prospettiva delle leghe chiuse viene spessa discussa, l’esempio che FIBA sta dando con la Basketball Champions League dimostra che ci può essere spazio per una competizione di alto spessore che aiuti la crescita sostenibile e pianificabile di tutte le leghe nazionali, lasciando salvo un sacro principio dello sport europeo: il risultato del campo viene prima di tutto.

1 COMMENTO

  1. a dire la verità la Fiba voleva far diventare la Champions una coppa con licenze proprio come l’Eurolega, ma dopo che non è riuscita a convincere son soldi molti team che partecipano all’Eurolega con licenza, ha ripiegato sulla formula con qualificazione, a cui partecipano le squadre di seconda fascia che non riescono a competere in Eurolega ed Eurocup

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